PENELOPE FUGGE LESTA

Seduta in un angolo di questa stanza, troppo grande per la mia anima solitaria, fisso il muro in un punto ben preciso: il tuo nome è appeso a un chiodo e lo osservo come se fosse la prima volta che lo vedo.

Vorrei non averlo mai incontrato; o comunque non pronunciarlo mai più.

Ho smesso da tempo di interrogarmi sulle ragioni dei tuoi comportamenti, e anche di colpevolizzarmi per essi. Mi è stato sufficiente ascoltare il riverbero del tuo silenzio per capire come, ancora una volta, io sia stata fatta accomodare dalla parte sbagliata del tavolo dell’addio. Se avessi saputo che quella era la nostra ultima cena, ti avrei fatto pagare un conto salato per la vita che ti ho dedicato, invece di restare seduta, immobile, in attesa di un ritorno promesso.

Ho aspettato che tu arrivassi, che mi prendessi sottobraccio in un’aura di risate e profumi speziati, invitandomi a prendere un caffè, magari Orione e una vita insieme.

Speravo che alla fine del tuo viaggio, non vedendomi più, saresti venuto a cercarmi per riposare la tua mano nel porto che è la mia.

Ti ho aspettato con pazienza, sai?

E invece…

E invece, alla fine, stanca di desiderare sogni esageratamente grandi per questo cuore stretto nel petto fragile, mi sono alzata e ho varcato – tremando – la soglia della nostra casa e la porta di alabastro che la incornicia; la stessa che tu – oh sì, proprio tu – hai chiuso nel peggiore dei modi, non sbattendomela in faccia – sarebbe stato già una grazia all’idea di un’eternità fatta di assenza – ma accostandola piano piano, così lentamente da non farmi udire il Click della serratura.

È per questo che adesso vado via, amore mio, anima inquieta, non prima di confessarti un mio torto: mi hai sempre detto «Son bravo a tornare» – e almeno in questo so che non mi hai mentito – ma non ti ho mai confessato quanto io non sia mai stata capace di attendere. Potrei chiederti scusa ma non lo farò, anzi, oggi la tua Penelope romperà i telai degli anni faticosamente costruiti insieme e strapperà i tessuti di seta, svelando la trama e l’ordito della verità: mentre tu ti scaldavi, lontano, al fuoco del tuo Io, la mia anima è scappata, per sempre, a ricostruire la sua Itaca senza da te.

Penelope adesso fugge lesta.

 

testo e foto: Ketty D’Amico

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