Borderline

Con gli occhi che colano mascara, stanca di ogni singola emozione.

Non voglio sentire niente.

Mi dico da sola, mentre dondolo sull’altalena con il vento in faccia che mi soffia sulle lacrime; il viso bagnato si ghiaccia.

La musica nella orecchie dice: voglio imparare a vivere di nuovo.

E io sto qua, a prendere a calci il vuoto, mentre stringo forte con le mani le catene piene di ruggine; se fossi lucida, me ne preoccuperei.

Penso ad una bottiglia di birra vuota che rotola per la strada, di notte, e ricordo le sere passate a darci un taglio, a dire che niente poteva ferirmi più di quanto aveva già fatto, che qualsiasi cosa sarebbe stata utile a colmare il vuoto.

Ricordo.

E scoppio.

Bugiarda, sei una bugiarda!

È tutto finto.

Pensavo che fosse il mondo, la sorte, il destino, ma non era così.

Pensavo che mi si stessero ponendo di fronte degli ostacoli, delle situazioni impensabili; solo a me, e agli altri no.

Pensavo che se fossi stata fortunata, o anche solo una ragazza normale,  se avessi avuto una vita banale, non avrei sentito quel dolore dentro.

Bugiarda.

Mi incazzo e vado sempre più veloce, con i piedi, con i pensieri.

Inizia anche a piovere.

E piovesse!

Che piovesse per sempre.

Piovesse, sì, perché sono sporca e questo non si laverà.

Che mi portasse via tutto: le emozioni, il petrolio che ho dentro; mi lasciasse senza forze, a terra, a dire che stavo meglio prima.

Magari.

Mi portasse via, come un fiume che trascina a valle. Invece niente, due gocce appena.

Le indosso come fosse un profumo.

Pensavo che fosse la vita e, invece, a quanto pare sono solo io.

Non c’è scampo a questa verità e non so se mi piace o meno.

Non lo so.

Mentirei se dicessi che non mi sento speciale, che non mi sento diversa.

Ma sono una bugiarda.

Chi può dirlo?

Questa sensibilità fa parte di me e non c’è giornata bella che tenga, o l’amore più grande, che possa cambiare il corso degli eventi.

Ho imparato che non è colpa di nessuno.

Ho imparato che quando è il momento, è il momento e basta.

Sento quella irrefrenabile voglia di scappare, correre, strillare, impazzire.

Sei banale!

Non posso restare ferma; così mi chiudo in un angolo buio di mondo.

Perché nessuno può capire!

Che hai da guardare?

Non c’è niente da guardare!

Allora esco, con in tasca la sensazione di non essere giusta in nessun posto, di non appartenere a questo mondo.

Se qualcuno incontrasse il mio sguardo capirebbe.

Capirebbe la rabbia, la desolazione; avrebbe un assaggio di ciò che significa sentire il nulla dentro che riempie tutto e divora lo spazio.

Esco con gli occhi pieni d’oblio e aspetto che mi sgorghi, che strabordi, che mi faccia annegare.

Che mi dimentichi di me.

Ma che importa poi?

Come la notte che arriva dentro e, di colpo, ti sorprende: non si è mai pronti del tutto al potere della verità.

 

 

di Claudia Stefania Grillea

Leggi di più su Facebook: Claudia Grillea

 

 

photo: Daihla

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