POSSO ENTRARE – prima parte

Il paese si stendeva su un fazzoletto di terra stretto tra le montagne: poche case di gente semplice, che viveva di turismo e agricoltura.

Era una di quelle località suggestive in cui “quelli di città” – come venivano chiamati – venivano a rifugiarsi per stare in mezzo alla natura senza impegnarsi troppo; arrivavano con i loro SUV rumorosi, scendendo dalle auto e aspirando a pieni polmoni quell’aria pura che non si rendevano conto già di contaminare con il fumo delle loro sigarette, i tubi di scappamento delle loro auto, il loro vociare fastidioso, la loro irruenza e maleducazione tipica di chi è abituato a guadagnarsi il proprio spazio sgomitando nella folla delle loro metropoli di cemento.

Non era sempre stato così, lassù.

Il turismo era arrivato da pochi anni, forse nemmeno si raggiungeva la decade.

Un tempo c’erano solo loro, gli “autoctoni”, con lo stile di vita morigerato, con gli spostamenti a dorso di mulo o al massimo in bicicletta, con abitudini prive di eccessi e la voce sempre pacata.

Avevano i loro motivi, per far si che così fosse.

Ma poi i cambiamenti climatici avevano costretto il piccolo borgo a cercare nuovi motivi di sostentamento, e si erano aperti ad un turismo discreto, per pochi appassionati. Quell’angolo di pace raccoglieva consensi, anno dopo anno, finché arrivarono in numero sempre maggiore, e con macchine sempre più grosse. E rumori sempre più forti.

Quella sera la luna brillava alta nel cielo, come un disco d’argento.

George Withkins stava ancora lavorando alla luce della sua lanterna da scrivania; non si era accorto dell’ora così tarda. Quando si è il Sindaco, per quanto il “tuo” paesello sia piccolo, le responsabilità non danno comunque tregua. Con la testa china su una serie di documenti venne colto da un brivido quando, fuori dalla sua finestra, un ululato profondo e gutturale risuonò nell’aria della notte; era molto vicino a lui, e sembrava arrivare da varie angolazioni. La lanterna si spense, una porta del piano terreno dell’edificio comunale sbattè, e lui sobbalzò.

Era solo, e lo sapeva.

Il portinaio lo aveva salutato oramai da diverse ore.

Le scale che portavano al primo piano, dove c’era il suo ufficio, risuonarono di passi pesanti, lenti, intenzionalmente pigri, come se qualcuno stesse arrivando lì da lui e volesse essere udito.

L’orologio segnava perfettamente l’ora: 6 minuti dopo mezzanotte.

George immaginava chi fosse la persona che stava per fargli visita, e la cosa non lo rendeva affatto felice. Era Sindaco da due mandati, e il suo ospite era venuto a trovarlo alla stessa ora di una notte di luna piena quando lo spoglio dei voti lo aveva nominato Primo Cittadino, nove anni prima di allora.

 

di Cinzia Catena

 

photo: Donna Pasini

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: