Waiting for Vogon

La sala d’aspetto di un laboratorio diagnostico è un mondo a parte.
Vigono, in esso, regole di tacito accordo che neanche i migliori burocrati del mondo sarebbero in grado di decodificare: regole Vogon, di certo.

La gente va’ e viene, la sala d’aspetto è sempre piena; i visi cambiano, ma l’espressione è sempre inesorabilmente la stessa.

Un signore prende un quotidiano da un sedile accanto al suo, il proprietario non ne è contento. Arriva con occhi fiammeggianti, ogni falcata ritmata dalla “Cavalcata delle Valchirie” di Wagner, lo scontro verbale diventa una serie di affondi mirati.
‘Il giornale è mio.’
‘Pensavo fosse qui per ingannare il tempo…’
‘No, è mio.’
Lo sconfitto lascia cadere il quotidiano bianco della resa.
L’altro cavaliere, tronfio della propria vittoria, lancia l’ultima stilettata a tradimento.

‘Se vuole può leggerlo…’ dice, tenendo già il quotidiano in mano e dando le spalle all’avversario.
L’altro non risponde neanche. Probabilmente è un pacifista. Probabilmente sa che le schiene non hanno orecchie, ma ciò non gli impedisce di alzare il dito medio. Probabilmente sa che oltre alle orecchie, le schiene non hanno neanche gli occhi.

Il bancone dell’accettazione risplende di mosaici in vetro colorato: vetro bianco, vetro giallo, vetro rosso. Vetro bianco e rosso, vetro giallo e bianco, vetro rosso e giallo.

Vetro blu…

No, non è vetro, l’insinuarsi delle gambe jeansate dei pazienti rompe l’ipnosi.
Gambe di uomini e gambe di donne vanno avanti, indietro, la prassi è sempre la stessa.
Poi arrivano al bancone.

‘Salve, io dovrei…’

‘Prenda il biglietto con il numero’ è la risposta della segretaria.
Le gambe tornano indietro attraversando nuovamente la stanza, l’erogatore è posto fuori dalla sala; poi tornano al bancone, verso il vetro.
‘Salve ancora, dovrei…’

‘Aspetti che il suo numero compaia sullo schermo.’

La voce della segretaria è ormai completamente àtona, quasi metallica. Se ci fosse un altoparlante al suo posto non farebbe differenza.
Quaranta minuti dopo il paziente si alza tutto eccitato, dirigendosi al bancone con un gran sorriso.

‘C’è il mio numero sullo schermo’ esclama.
‘È rosso, deve diventare verde.’

Il paziente torna ancora una volta al suo posto, sconsolato.
E quando finalmente, un’ora e mezzo dopo, sente quel rumorino inconfondibile del segnale di passaggio, il suo numero fa capolino vestito di un verde brillante e sgargiante all’angolo sinistro dello schermo. Il nostro paziente scatta in piedi manco fosse una suricata, dirigendosi nervosamente al bancone e, quasi con le lacrime agli occhi, tradendo la falsa compostezza che sta cercando di imporsi, esclama ‘Ho preso il numero, è comparso sullo schermo e adesso è diventato verde. È il mio turno?’
La risposta della segretaria risuona quasi di cori angelici in un ‘Sì.’
Il paziente, colto dalla commozione del momento, si fa sfuggire una lacrima consegnando la documentazione necessaria per prenotare finalmente l’esame.
‘Ha preso il numero sbagliato, deve rifare la coda.’
Regole Vogon gestite da segretarie Vogon, di certo.

 

di Nadia Caruso

 

photo: Ketty D’Amico

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: