L’ORSO E IL PIANO

Rubrica: MAESTRATRALEFIABE


L’ORSO E IL PIANO

Un giorno, nella foresta, un piccolo orso si imbatté in qualcosa che non aveva mai visto prima.
“Che sarà mai questa strana cosa?” pensò.
Timidamente lo toccò e PLONK, la strana cosa fece un suono orribile e così il piccolo orso se ne andò.


Ho letto questo albo illustrato in un momento particolare della mia vita e tante volte mi sono chiesta se fosse un caso o no. Ricordo che quando lessi queste due righe la cosa che mi venne subito in mente fu:
“Cavolo questo orso sembro io quando ho iniziato a scrivere le mie fiabe per bambini.”
Provavo e riprovavo, scrivevo e cancellavo. Poi un giorno rilessi ciò che avevo scritto e per la prima volta lo trovai carino. Non cancellai nulla. Giorno dopo giorno vedevo che ciò che scrivevo mi emozionava. Era come se fossi riuscita finalmente ad entrare in contatto con una parte di me che voleva scrivere, emozionando bambini e adulti. Così il piccolo orso se ne andò. Ma il giorno dopo tornò, e anche quello successivo, ed il giorno dopo ancora. E per giorni e settimane e mesi e anni, finché i suoni prodotti dalla strana cosa diventarono belli.
Scrissi il primo racconto in un freddo Gennaio e, dopo averlo riletto mille volte, trovai il coraggio di farlo leggere a mia mamma che, sorpresa per questa mia passione a lei sconosciuta, non riusciva a credere a ciò che stava leggendo. Tutto prendeva vita. Ma più la strada delle mie fiabe prendeva piede e più mi rendevo conto di star abbandonando il resto della mia vita. Era come se non ci fosse spazio per tutte e due. Era come se il mio cuore fosse un recipiente dove FIABE e VITA non entravano. Sentivo di non donare abbastanza attenzioni a chi fino a quel momento mi era stato vicino aiutandomi a realizzare il mio più grande sogno.
L’orso sapeva che se avesse lasciato la foresta sarebbe mancato enormemente agli altri orsi. Ma anelava a esplorare il mondo oltre il bosco, a sentire nuova musica e a suonare come mai aveva fatto prima. Era giusto comportarsi in questo modo, dimenticarsi degli amici? All’epoca pensavo di sì, all’epoca non vedevo altro che la mia voglia di entrare a far parte di un mondo, quello dell’editoria per i più piccoli, che avevo sempre visto con occhi sognanti, come qualcosa di irraggiungibile.
La prima fiaba che scrissi fu ‘I RACCONTI DI MARGHERITA’ e, proprio come accadde all’orso, entrai in quel mondo tanto sospirato. Fu una gioia incredibile, cominciai a raccontare a tutti cosa stavo realizzando. Tutti erano felici. Era per me un grandissimo attestato di fiducia, di stima. Volevo che tutti fossero fieri di me. Ma è vero, le mie fiabe si erano fatte strada ma a me sembrava che più loro andavano avanti più io mi perdevo qualcosa di importante.

Lo avrei poi ritrovato?
Le mie fiabe non potevano essere solo quello.

Volete sapere come me ne sono accorta?
Quando ho capito che non avevo più nulla da raccontare, davanti ad un foglio bianco, non avevo idee.
Non voglio una fiaba in libreria e nessuno con cui condividere questa gioia. Il tempo che dedico a Ilaria scrittrice deve essere lo stesso che dedico a Ilaria maestra, amica, donna, femmina. Perché, in fin dei conti, loro sono la stessa persona, in fin dei conti io sono tutte quelle Ilaria messe insieme.

Proprio come l’orso, ho capito che, senza i miei amici, le mie fiabe non sono molto. Ho capito che sì, è vero che bisogna inseguire i sogni, ma è altrettanto vero che non bisogna mai perdere di vista chi ci è stato affianco prima. Perché l’abbraccio di un amico con cui si è condivisa la vita, vale più di mille copie vendute. E l’ho capito quando ho fatto il primo laboratorio in una libreria lontano da casa. Mentre leggevo la fiaba a piccoli bambini, sentivo di cercare un viso amico. E quel viso non c’era. Poi, ricordo, mi squillò il telefono.

“Pronto Ila allora com’è andato il laboratorio?”.

Lì capii che nessuno era arrabbiato con me, che potevo spostarmi e arrivare dove volevo, perché le persone che mi volevano bene me ne avrebbero voluto comunque.
Proprio come l’orso. Ovunque fosse andato, qualunque cosa avesse fatto, gli amici sarebbero sempre stati là a seguirlo da lontano.
Perciò realizzate i vostri sogni portando con voi le persone care, le persone di sempre.


Scopri di più Maestratralefiabe

 

testo e immagine Ilaria Pasquali

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