Felicit’azioni

Questa notte è così dolce da poterla mangiare, lasciandola sciogliere piano tra lingua e palato. Ed è pure silenzio, puro silenzio, e il rumore lo sa ed avanza discreto, quasi in punta d’udito.

Sto, ma c’è una parte di me che non sta, non sta più, ed è già fuori e saluta come può, mormorando: son contenta di restare con te anche se a volte fingo di no, e lo so.

Racconto di amori passati, frugali, belli a pezzi, e li cucio e ne faccio un amore perfetto che esiste già dentro di me. E poi brucio un incenso, il profumo mi parla di Dio e sale piano negli occhi e nel cuore, mi fa respirare così ampio e rotondo che divento un pallone di fiato.

Dal balcone – che è lungo e ripieno di fiori gelati – pende un po’ la mia storia, la difendo innaffiandola d’acqua, sta fiorendo e il meglio di sé deve ancora sbocciare, anche fuori stagione. Ride il ghiaccio giù in strada, lui che è luce incantata, è acqua basita, è sforzo supremo di saper contenere, conservare; il ghiaccio è felice, è folle, è solo, talvolta si scioglie, talvolta travolge chi passa ma non lo fa apposta, il ghiaccio è sincero, puro.

E poi guardo il mio fiato che si fa condensato, sbuffa fuori come un treno a vapore e conosce le storie, una bocca sdentata che ride, un bambino che guarda il mio sguardo e quegli alberi che mi risvegliano ogni mattina con le mani di foglie e mi cantano: buon nuovo giorno, corri a farti il caffè che cresciamo per te.

E poi penso ai figli, quelli ai quali non insegno, canto il bene e guardo la forza d’amore sulla pelle, nei capelli e negli occhi. Mi dico: grazie d’aver resistito, grazie tante, che non era per nulla scontato.

E poi amo i gatti, uno grande che è un re buono e paziente, e uno piccolo che danza per casa, muove l’aria, la fa piena di gioia bambina.

E poi aspetto e mi faccio speranza sperante e mi lucido i sogni che un po’ cambiano e un po’ si confondono, e mi insegno ad insegnarmi di meno.

Dai pazienza – mi sussurro e poi scappo dicendo – basta basta, la pazienza s’è stufata da sé.

Poi scrivo quello che bussa al cuore e gli racconto di me, come cambio il colore degli occhi e i modi d’amare, come un mare con gli anfratti felici che spumano a riva.

E poi dipingo e ripongo i dipinti in attesa di un momento propizio, se poi escono che fuori piove non va bene: aspettare un giorno perfetto, è perfetto.

E la notte poi, come ora, lascio il buio intorno alle mani, la candela tra i fiori e ringrazio di tutti gli incontri e sussurro – per favore, per domani vorrei doppia razione, siate buoni lassù. Poi lassù, che un po’ sanno di me, dicono – dormi che nei sogni che fai vedrai, troverai un pezzetto di noi.

Ora taccio, mi allaccio il pigiama che la notte sta per partire, fuori e dentro di me.

 

Scopri di più sull’Atelier della Luce e su Nadia Sponzilli.

 

testo e illustrazione di Nadia Sponzilli

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