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(S)piega_mi

(S)piega_mi

Dovevi essere, come durante le nostre cene, mentre una volta ti dissi: non la conosco la curcuma.

Lo spazio di cibo che si è mangiato il nostro tempo oggi te lo voglio restituire.

Gli abbracci – mi dici – sono le migliori ricompense all’attesa, e non mi sento nuova pensando a questa cosa, ma di avere bellezza sì, è come se ne prendessi parte.

Per te si sono compiuti giorni che non ho voluto mai contare, scorrere di viaggi e ore, telefonate inguaribili e rintocchi di mezzanotte che si portano via il verso migliore del buio.

Per te ho fatto scommesse che non avrei creduto, come non ce la faccio a credere adesso che ‘nostro’ sia diventato tutto.

Per te mi è riuscito un lato migliore, lacrime sincere, esternare e ricevere assieme, sorrisi migliori, pensieri e finalizzazioni degne dei miei sogni, quando un finale ancora non si addice a ciò che scrivo.

Per te non ho visto più l’errore come prima, e le domande mi hanno aiutata a ruotare ancor più che a capovolgere.

Dovevi essere, come durante il mattino, mentre quella volta ti dissi: non andare.

Gli eventi a cui ho assistito in solitudine mi hanno sorretta fino a quando rincasavi, e le battaglie degli animi hanno esibito coraggio appena varcavi le soglie e ti spogliavi dei dispiaceri.

Per te hanno cambiato colore le stagioni, ne hanno inventati di diversi sulle aspettative che nutrivo.

Per te ho dormito di sonni agitati, come quando si conserva un magone per certe realtà che non vuoi proprio pronunciare perché – a dirle – si fa il peccato di lasciarsi andare.

Per te mi sono svegliata dal torpore degli abbattimenti, come scossa che spacca in due la terra e apre il passaggio segreto dei mondi.

Per te ho ristorato, mi sono alleggerita e ho incontrato il peso della perdita affondando nella tua mano – amore – mentre eri lì con me.

Per te ho ricucito vecchie lettere, non sempre sono appartenuta a come avrei voluto diventare, anzi ti avrei regalato molto più della mia brevità, dei lati buoni che emergono di tanto in tanto, dei pochi racconti che spesso ti avrebbero addormentato prima, e più serenamente, per affrontare con forza le rinunce.

Dovevi essere, come sei stato e null’altro che questo.

Dovevi essere e sono qui a dirtelo.

Mentre, questa volta, rintocca mezzogiorno.

Tra poco.

Ogni assaggio corrisponderà all’opinione che avremo.

Come la tazza ed il cucchiaino.

Per te ho resistito di gioia e di comprensione, di tumulti in ogni tua fase lunare.

Per ogni tua piega.

D’animo.

Di pelle.

Di foglio.

Solo per me.

 

ScritturaSpontanea

 

di Rossana Orsi

 

photo: Maria Geraldes

 

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