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La bolla sospesa

La bolla sospesa

Ci sono delle cose in cui credi a dispetto di tutto ciò che ti circonda, anche dell’istinto, quel brivido alle mani che ti avverte, di norma, che è arrivato il momento di andare via e lasciare dietro di te le macerie di una storia.

L’illusione, al contrario della sua sorella buona – la speranza –, possiede una sua forza attrattiva-distruttiva che è in grado di ingannare chi troppo vi si avvicina e la ascolta, trasformandosi in una sirena dal corpo velato e gli occhi sempre innamorati, ma solo di se stessa, pronta a ucciderti facendoti implodere dentro. Ma a te non importa perché credi sia possibile, fino all’ultimo, fuggire e trarsi in salvo.

Ci credi perché l’illusione crea un limbo, che non è del tutto passato ma che non è neanche futuro, in cui vagano, sospese, delle bolle. Tu, all’interno della tua bolla personale, ti stendi a guardare in alto, oltre il tuo intimo desiderio di salvarti e la sottile paura di riuscirci. A dieci metri da terra, ci trascorri tanto di quel tempo che la inizi a riempire fino a occupare ogni angolo di solitudine: allestisci così salotti e vite per i fantasmi e gli scheletri che verranno a farti visita nelle notti di stelle nuove e pianeti in rotta di collisione con la tua lucidità. Insieme vi riscalderete davanti al caminetto dove divampano le fiamme della tua ingenuità che, spegnendosi, daranno vita alle ceneri con cui nutrire il mostro dell’Amore perduto che vive al buio sotto al tuo letto.

In quell’occasione racconterai loro di quando hai pensato di aver fregato la vita, di mani e labbra che ti hanno disegnato nuove voglie sui polsi e di lettere che hai scritto e mai spedito, per non turbare l’orizzonte degli eventi. Racconterai di rose bagnate all’alba quando, sogni più grandi di te, ti facevano destare fremente e di come quelle rose siano ormai appassite del tutto, consce di non essere più speciali per piccoli principi persi nel deserto del cuore.

E, mentre fuori il canto delle sirene illuse si farà sempre più pressante, scioglierai i nodi con cui ti eri legata dentro alla bolla, e con una spina strappata proprio a quelle rose farai esplodere il tuo mondo, dando vita a una stella in cielo.

Testo e foto di Ketty D’Amico

 

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