Una divisione.

Parte superiore pulita, con colori tenui, caldi e freddi: un po’ di arancione lì, un po’ di violetto qui sopra, dove non si fa notare.

C’è una luna nascosta ai margini, quasi piena. Quella che un sognatore, o due innamorati, cercano insistentemente durante il loro peregrinare nella vita.

Poi delle stelle immerse in una luce forte, quasi fosse un sole invisibile, che macchia tutto di un giallo evanescente.

Un mezzo giro, bianco e nero, genera allora un arco di colore che mi avviluppa dentro di sé, che mi attorciglia lo stomaco e mi fa pensare ad orizzonti mai visti, e a labbra di donna.

Sorge allora un nero anfratto che cerca di accontentare un po’ tutti: ha la forma di un triangolo, un organo genitale femmineo ricco d’essere, d’essenza, che respira il suo stesso profumo. Come avvolto in una nebbia di chiaro scuri, che tocca le tue suadenti labbra rosee, brilla quasi al centro, separando i colori tenui dal caos.

Nella parte laterale si notano delle ramificazioni, stelle marine immerse in un cielo azzurro pastello, da cui nasce, per pura meraviglia dell’intelletto, una scacchiera di colori, in cui il bianco tergiversa, intimidito, mentre il nero di poc’anzi guadagna spazio.

Ché la tua anima gioca a nascondino con il sole; ogni tanto ricorda d’essere pura, sotto la linea che separa il tuo essere donna dal tuo essere bambina, e regala alle tue membra un pulsare silenzioso, che sentono solo due amanti in procinto di svestirsi delle proprie paure e delle proprie convinzioni.

C’è da perdersi, se si prova ad entrare in te: sei di mille colori, mille sfaccettature, uno stuolo infinito di linee che si rincorrono.

Che provano ad essere dritte, ma che non possono fare a meno di essere curve.

La nebbia nasconde un secondo triangolo, più simile ad un rombo di arcobaleni verdi, rossi e viola. La nebbia stessa ne ha quasi paura, diventa giallognola bagnandosi di sole, mentre la luna tace e osserva questo ritmico gioco di linee oscure, che vanno e vengono senza un disegno superiore.

Dalle linee di cui sopra sgorga una materia nera, confusa, vivida: sembra un fantasma che ricorda e vuole, o ricrea, la nebbia grigia.

Un ricordo, un timido ricordo del tuo profumo.

A destra la stella marina di prima si fa rossa, bruciata dai tramonti di fine estate. È di sangue, quel sangue che genera la vita, e che si riproduce in nuove linee, stavolta ritte, quasi obbligate ad essere perpendicolari.

Non ti aspetteresti mai che, sotto di esse, nascano ombre nere che somigliano a chiome folte, immerse nel verde acqua di un paesaggio che ha smesso di voler essere puro.

Dalla materia nera e confusa nasce poi una specie di libreria, rettangolini messi in ordine, che somigliano a pastelli messi ordinati.

E ancora linee, stavolta simili ad onde, sommergono i libri, il desiderio di ordine, e svaniscono, nel margine inferiore del foglio.

Sei divisa, o forse sono io, che sono diviso?

 

 

di Vincenzo Di Giorgio

 

Dipinto “Frammenti dell’Anima” di Annamaria Ciardulli

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