Oltre la finestra

Il paesaggio attraverso la finestra, racconta di emozioni.
Quella notte pianse il mondo.
Era il prolungamento di molte lacrime
un’acqua che non tutti rischierebbero d’assaggiare.
Intravedo la curvatura di una schiena che ricorda i ciottoli tondi vicino ad un ruscello,
quelli che non sono adatti a rimbalzare sul fiume, ma belli da vedere e da tenere.
Fa paura dimenticarli nelle tasche o scambiarli con altri.
Le gocce sembravano riempire la figura, come abbracciarla ma senza toccarla.
Per quanto la delicatezza esterna dentro lo scudo di pietra ha solchi che
avanzano come il taglio del burro a pranzo.
L’impatto risuona come un fischio interminabile.
Tremolii e spasmi cambiano la luce che riflette fin troppi aspetti.
Dopo tempo il carico tenuto da parte straripa
viene giù come grandine colpendo senza tregua,
e l’unica soluzione è nascondersi sotto le coperte.
All’arrivo della tempesta, rimani fermo
tu vivila fino allo stremo,
fino alla chiusura degli occhi, non sconfitti, ma stanchi per un’altra battaglia.
Ognuno segue il suo dogma, una fede senza certezza scientifica, per andare avanti.
Quella donna mi fece tenerezza
con quel viso saggio di chi conosce i suoi limiti e ha sempre qualcosa da insegnare,
impari che la forza più grande è quella di una madre che mette prima di se stessa la famiglia.
Dai suoi occhi intrisi d’esperienza e di sapere, ne ricavo forza e nostalgia.
Come un ciottolo mi farò levigare dal fiume della vita, adattandomi senza dover scegliere tra la durezza di se stessi e l’assoluta bontà senza ragione.
Fuori da quella finestra,
sbaglierò ancora molto.
Finchè i segni saranno cicatrici
e le esperienze mi guideranno
alla consapevolezza.
Così il mio passo andrà oltre.

 

di Maria D’Urzo

 

photo: Ketty D’Amico

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