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aMare quel Blu

aMare quel Blu

Mi è ritornata in mente
la luce blu in quella stanza
e quanto era caldo l’ambiente.
Da sposa sollevata
poi adagiata su lenzuola morbide.

Scendono ancora, sai.

Nella sabbia i piedi sono sporchi di nero,
le onde non arrivano a bagnarli
fanno male quasi come l’orizzonte fermo al tramonto.

Quanto aMare ancora esiste?
Quante le preghiere fatte affinché tu stia bene.

Non tocco più l’acqua salata.
Per le mani cercate dietro al sediolino
raccolte e baciate,
trovate nel buio ad occhi chiusi.
Per i respiri uniti
con le teste appoggiate all’altro,
gli sguardi languidi
e i tuoi occhi persi nel guardarmi.
Cadde quella saponetta
quando t’incantasti nel guardarmi,
lo ricordo bene perché ho impresso il tuo viso
ed è triste che tutto si perda.
Se ora volessimo accocolarci
ci vorrebbero campi sterminati e cieli bianchi.
Se ci fossero, li potresti colorare quando vuoi
con tutti i pastelli che la tua mano riesce a contenere.
Lo farei con te questo cielo.
Ci ritaglieremo il tempo che serve
quando tutto è troppo amaro da mandar giù.
Amarci quel poco, per poi tornare alla quotidianità.

Ma rimane sulla pelle l’odore del campo dopo la pioggia,
che nutre sempre nel profondo,
eppure ormai non dipende più da me.
I nostri cuori di conchiglia sono persi nel mare,
quello che ho sempre guardato associandolo a te.
Ormai ferma all’orizzonte come un faro ad intermittenza sulle navi lontane,
le mando via per non farle spiaggiare.

Quanto blu ho visto e sentito scorrere dentro e fuori,
al di là di ogni percezione sensitiva e razionale,
conosci la mia verità ed io ormai non conosco più la tua.
Il vento farà andare le vele affinché la vita avanzi.
Scorerà come queste onde e, se entrerò, mi perderò nel suo Blu.

Come sembra essersi perso il nostro aMare.

 

di Maria D’Urso

 

 

photo: Rossana Orsi

 

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