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Introduzione all’Hi-Fi

Introduzione all’Hi-Fi

 

Rubrica Alta Fedeltà

 

Introduzione all’Hi-Fi

 

Nota importante al lettore:

Quanto leggerete non è verità assoluta ma solo un punto di vista personale, maturato dopo tanto tempo dedicato, e che ancora dedico all’ascolto, prove, verifiche, confronti e consigli di altri appassionati del settore. Molte persone potrebbero non pensarla come me e questo ci sta; ognuno di noi ha il proprio metro di giudizio. Quindi ciò che apprenderete è solo un modo di apprezzare il mondo del vinile. Grazie e buona lettura a tutti.

 

Mi ritrovo alla soglia dei quarant’anni e noto con piacere la rinascita del vinile, diventato oggi un vero e proprio oggetto di culto, cui le generazioni passate hanno fatto suonare per decenni. Assisto  al fenomeno e lo accolgo con estrema gioia.

Sono cresciuto vedendo mio papà mentre ascoltava l’impianto Hi-Fi. Negli anni ottanta era esplosa la moda, se così si può dire, di avere l’attrezzatura per l’alta fedeltà che consentisse di riprodurre la musica il più fedelmente possibile al reale. A distanza di due decenni da quelle idee ho ricostruito quello che definisco punto di ascolto, ossia il luogo della casa dedicato a gustare la musica. Per fare questo ho dovuto spendere del denaro, facendo innanzitutto revisionare i vari pezzi dell’Hi-Fi che appartenevano a mio padre e che oggi sono tornati al loro antico splendore, vivendo una nuova giovinezza. Quando mi siedo sulla comoda poltrona e ascolto i dischi che un tempo maneggiava mio padre è come rivederlo lì con me, come un tempo.

Praticare l’ascolto del vinile, per me, non è solo un passatempo, sarebbe riduttivo definirlo tale, ma è un vero e proprio lavoro interiore, un insieme di sensazioni che abbraccia tutti i sensi del corpo: dal tatto alla vista, dall’udito (ovviamente) e all’olfatto. Quando prendo il disco tra le mani lo tocco, lo osservo, lo metto sul giradischi, lo pulisco con la spazzola antistatica per la polvere…

Lasciatemi dire che non ho nulla contro la musica liquida e i compact disc, primo perché credo che le innovazioni tecnologiche ci stanno e io sono il primo ad apprezzarle, in più sono abbonato a Spotify e il digitale ha i suoi vantaggi: il suono è compatto e potente… ma il vinile è il vinile, non c’è nulla da fare: la riproduzione è morbida, cristallina, tutto legato al fattore analogico, ossia la testina del giradischi riproduce tutti gli infiniti valori dell’onda sonora, quindi l’orecchio umano percepisce un suono puro, mentre in quello digitale, proprio come accade su Spotify o i CD, si riproduce un’onda sonora basata su valori numerici, ossia discreti e finiti, cosa che rende l’incisione più secca (lasciatemi passare questo modo di far capire le cose).  

Molti affermano che la musica liquida o i Compact Disc sono migliori del vinile. Benissimo, sono punti di vista e faccio comunque il tifo per loro. Ma chi ha avuto la possibilità di ascoltare la musica riprodotta dal vinile si sarà accorto della differenza.

Vorrei anche dire che oggi il mondo del vinile è accessibile a chiunque e rispetto a quei decenni passati, si sta ritornando al sapore d’epoca tipico degli anni settanta-ottanta, dove uno dei mezzi per ascoltare musica era proprio il vinile, assieme alle musicassette e ai compact disc (dal 1982 in poi).

Sarà un bel percorso, ne sono sicuro, dove vi racconterò la mia storia personale che mi ha portato molto lontano.

Adesso, per concludere, ne approfitterò per ascoltarmi Norah Jones in Feels Like Home.

 

 

testo e foto di Ludovico Salemi

 

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