L’APOCALISSE DEL CUORE

Ogni giorno una manciata di sale ti entra dentro, quasi con noncuranza, e va a depositarsi sul fondo. Impalpabile, eterea, fluttua con fare dolce tra le immagini del passato che si trovano nei tuoi occhi; una palla di vetro che, ogni volta che la giri, la fa venir giù lenta come la neve, come la nebbia. Quando accade, per un istante ti offusca la vista rendendo il panorama più sopportabile, quasi piacevole nel suo non permetterti di distinguerne le forme e i contorni: tutto uguale, lo stesso colore, omogeneo, un mondo livellato con un fremito di ciglia. Granello dopo granello volteggia elegante – un coriandolo bianco -, danza per un’ultima volta; poi si spegne tra le braccia di quelli, simili a lui, che l’hanno preceduto ma pronto ad accogliere gli altri che verranno. Si crea così un sedimento cristallino, coriaceo, una barriera salina che contiene un lago disperato in cui annegano, puntualmente, i tentativi estremi, le parole non dette e gli abbracci falliti. Tuoi e Loro.

Ogni giorno una manciata di sale ti entra dentro e, dal fondo degli occhi, scorre giù verso il centro del petto; un fiume in piena che trascina con sé violentemente i sogni, le illusioni e sradica, al suo passaggio, tutto quello che incontra, compresi i giorni dalla fronda ampia – gli anni. Al suo ritiro non resta altro che un paesaggio spettrale dominato da un solco profondo – la frattura della fiducia – che renderà impossibile tornare a popolare un luogo a cui sei appartenuta fino a un attimo prima. Sei stata, di fatto, mandata via.

Ogni giorno una manciata di sale ti entra dentro e, dal fondo degli occhi, la getti alle tue spalle spargendola come semi maledetti, affinché non cresca più nulla lì dove prima volavano farfalle, aquiloni e baci; se, nonostante questo, un giorno riusciranno a sbocciare comunque dei sorrisi allora che siano rosso sangue, il colore delle ferite mai rimarginate che decorano i visi perduti tra la fretta degli addii e la superficialità degli uomini.  

L’apocalisse del cuore.

 

di Ketty D’Amico

 

photo: Dahila

1 thought on “L’APOCALISSE DEL CUORE”

Rispondi

Related Post

Quando la consuetudine sostituisce un piacere

Non viene anche a voi l’ansia quando si sta per avvicinare un evento come il compleanno di qualcuno, il Natale, un battesimo, la Pasqua o un anniversario? A me capita,

In missione – prima parte –

Mio marito si chiamava Santo Gervasi e faceva il militare. Ci conoscevamo da picciridduzzi. Sua madre aveva la putìa dietro casa dei miei nonni. Quando andavo da loro, lui veniva

Liberarsi

Ogni mattina nella quale riapriva gli occhi dopo aver dormito, o non dormito affatto, gli sembrava di smarrire un frammento in più della sua razionalità. Quelle mattine erano ormai tutte