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Quelle dita tra i capelli – parte seconda –

Quelle dita tra i capelli – parte seconda –

“Ti stavo solo provocando”.

Non ho sentito altro dopo questa frase.

Quella sera lei era bella oltre ogni immaginazione.

Stavamo ad una festa di almeno una trentina di persone in un locale riservato solo a noi. C’erano musica, cocktails, battute, risate e persino un fotografo decisamente invadente; quindi tutti gli ingredienti per una serata ricca di divertimento e, perciò, indimenticabile.

Eppure io ricordo solo quella frase. E i suoi gesti. Il modo in cui risollevava la bretella del reggiseno che le scendeva dalla spalla scappando attraverso la canottiera scura che indossava, inizialmente con leggero disagio e poi in maniera infastidita, infine seccata. I suoi capelli erano l’unico nascondiglio per le spalle scoperte.

Guardarti muovere, così sinuosa, delicata e leggera nel tuo iniziale imbarazzo era per me un potente magnete al quale non potevo resistere. Continuavo a girarti intorno attratto da quella strana forza di gravità. Nel caos della festa nessuno ci fece caso. Tutti si divertivano, ignari di cosa stesse succedendo. Nemmeno noi ce ne siamo accorti. O almeno io che, riguardando le foto di quella sera, non mi sono riconosciuto, non sono mai riuscito a rivederci me stesso.

Così liberi di scherzare, così imprigionati nel nostro presente da non vedere una via d’uscita.

Ma questo non ci ha fermati.

Ripenso adesso al nostro strano rito che nacque proprio durante quella festa.

Un gesto che abbiamo poi ripetuto varie volte; un piccolissimo segreto, innocente, semplice e trasparente come diventa un bicchiere svuotato in due, qualcosa di intimo solo perchè condiviso e unico tra chi lo sente proprio. In quei casi può accadere che chiunque ti guardi farlo una volta o due senza vedere nulla, senza accorgersene nemmeno poiché, nella sua mera esecuzione, non c’è segreto o delitto, non c’è – davvero – nulla di male. Tuttavia chi lo compie sa cosa sta facendo in quel preciso momento, sa che ogni volta che ci ricadrà non farà altro che alimentare quell’intimità che tanto lo affascina, lo attrae e che ha generato, nel tempo, una sola regola non scritta: “rimane tra te e me”.

Un punto di contatto nel caos generale delle nostre vite.

Un punto da cui ripartire e a cui arrivare di nuovo.

Io e te ce lo siamo concesso quando ne sentivamo il bisogno, senza far del male a nessuno: ci piaceva così tanto da tenercelo stretto, solo per noi, alla luce del sole.

Fu così che risposi, quella strana sera, alle sue provocazioni.

 

 

di Cristian Crucinio

 

photo: Ketty D’Amico

 

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