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Patrem – prima parte –

Patrem – prima parte –

Patrem

– prima parte –

 

(latino)

strettamente connesso a pane:

fulcro di questi termini

è la radice sanscrita pa-

legata al concetto di protezione e di nutrizione

 

Ho smesso di cercare le parole per dire ciò che penso, di provare ad essere diversa da ciò che sono perché a quanto pare non ci riesco, e ho smesso anche di sperare in una vita migliore.

Penso di essere condannata, se non obbligata, a convivere con un peso gigantesco sulle spalle, un peso che non riesco né voglio più sostenere e che mi sta facendo soffrire, soffrire come non mai.

Ho dato tutto a tutti tranne che a me stessa.

Fin da piccola ho sempre sperato in un futuro che mi regalasse emozioni, serenità, amore, amicizie, valori e principi, ma questo è arrivato solo in parte e, forse anche troppo spesso, mi si è poi stato scaraventato addosso come se avessi delle colpe o, peggio, me lo meritassi.

Mi sono sempre sentita come un pesce fuor d’acqua senza capirne però il vero motivo; non ho fatto altro che percepire me stessa come uno sbaglio, un grande, grandissimo errore della natura, forse perché quando ti viene ripetuto in continuazione finisci per crederci davvero.

Ho lottato, ho combattuto. A volte ho vinto, altre perso. Ho sempre dovuto affrontare tutto da sola anche quando pensavo di non esserlo.

La mente gioca brutti scherzi in ogni singolo giorno della mia esistenza, fin da quando avevo quei miseri sette anni e mio papà uscì dalla porta di casa per non fare più ritorno. Non mi sono mai soffermata più di tanto a chiedermi quale fosse il motivo, ma ho sempre vissuto con la consapevolezza che, molto probabilmente, era stato meglio così.

Oggi posso dire che è stato assolutamente così.

Non avremmo avuto mai e poi mai un vita vera e propria mentre ora, se non altro, ci scontriamo e ci sosteniamo giorno per giorno. Perché un padre che se ne va’ e riesce a ricostruirsi una nuova vita in pochi, pochissimi, mesi, è un fatto duro da accettare. Eppure mi hai insegnato a cadere e a rialzarmi più forte di prima, sempre e comunque, perché le nostre esigenze risiedono negli affetti e, senza questi, non potremmo essere chi siamo.

Quello che so l’ho imparato da te, quello che sono invece l’ho imparato a mie spese, sbattendo la testa contro al muro più e più volte e, nonostante tutto, ancora non sono in grado di badare del tutto a me stessa. La vita mi fa paura e non ho problemi a nasconderlo, a dirlo, ad espormi nella mia debolezza. Questo non fa di me una persona cattiva ma, anzi, solo qualcuno che ha bisogno più degli altri di sostegno.

Sono fragile e continuo a trascinarmi un passato che vorrei solo cancellare.

Tra le cose che vorrei dirmi, e quelle che vorrei dire a te.

testo e foto Veronique Carozzi

 

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