La penultima volta

A Parigi è già il disgelo, mentre

gli specchi dei tuoi occhi sembrano

cubi di Rubik che balbettano

filastrocche d’umanità perduta

nei giorni di sale e pioggia.

E intanto noi non coccoliamo più

la nostalgia nei laboratori chimici:

prestami allora una biro scolorita

per ridisegnarti la linea

della vita sulle mie gambe magre

e vedrai che inventeremo una terra promessa

su cui fare naufragio dopo gli abbracci

svenduti a fine mese, facendo impacchettare

cortometraggi di emozioni al neon  

pur di delirare schizzi di felicità.

Sulle ninfee impressionistiche, sugli ermi

colli, sulle quattro stagioni in musica,

costruiremo rette passanti per

le meraviglie dei cinque sensi,

per la nostra Siberia interiore;

avrà un senso comprare promesse

alla fiera dell’Est, sdraiarsi accanto

alle fabbriche di bugie andate a male,

piantare mandorli al posto degli

allarmi anti-paure-apocalittiche;

e le stelle cadenti organizzeranno

visite guidate nei quartieri dei sogni,

mentre noi costruiremo ciondoli di legno

con le coincidenze delle rivoluzioni

cardiache e pseudo-solari.

Prima che sia troppo tardi, però,

pettina le nostre Odissee di perdono

e non fare affondare le mezzelune

delle tue sopracciglia: di ritorno dalla notte

mi porterai un souvenir che sa di buono,

mi porterai di buono solo un souvenir.

 

https://www.facebook.com/evalunamascolino/

 

di Eva Luna Mascolino

 

photo: Silvia D’Anna

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