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Com’è fatto un impianto Hi-Fi

Com’è fatto un impianto Hi-Fi

Nota importante al lettore:

Quanto leggerete non è verità assoluta ma solo un punto di vista personale, maturato dopo tanto tempo dedicato, e che ancora dedico all’ascolto, prove, verifiche, confronti e consigli di altri appassionati del settore. Molte persone potrebbero non pensarla come me e questo ci sta; ognuno di noi ha il proprio metro di giudizio. Quindi ciò che apprenderete è solo un modo di apprezzare il mondo del vinile. Grazie e buona lettura a tutti.

 

Oggi sono contento, perché ho appena confermato l’ordine di un nuovo componente per il mio impianto; si tratta di un dispositivo capace di riprodurre musica in streaming e Spotify.

Perché vi dico questo?

Ovviamente è una provocazione.

Qualcuno potrebbe dirmi che ho tanto osannato il vinile, il suono analogico… ed è verissimo, però ho anche scritto che sono abbonato al servizio Spotify, e che apprezzo i vantaggi del digitale. Ebbene, ne ho approfittato per sfruttare al massimo la musica liquida: questo prodotto nuovo, innovativo e divertente fa proprio al caso mio.

In questo articolo vorrei spiegare come è composto, generalmente, un impianto Hi-Fi proprio per stimolare chi, leggendo queste parole, volesse avventurarsi nell’acquisto di questi, oppure pensava già di farlo. Per farlo mi baserò sulla mia esperienza personale.

Sostanzialmente è sufficiente disporre di:

 

  1. Sorgenti audio, che generalmente sono lettori CD, giradischi, radio, new media (lettori streaming, lo dicevo all’inizio) o qualsiasi componente che serva per riprodurre musica;
  2. Preamplificatore, dispositivo che serve a pilotare il segnale di ingresso proveniente dalla sorgente audio e renderlo adeguato al cosidetto finale di potenza;
  3. Finale di potenza, è semplicemente quel dispositivo in grado di amplificare il segnale immesso al suo ingresso e poi trasmesso via cavo ai diffusori;
  4. Diffusori o casse acustiche, in altre parole gli altoparlanti dove escono le onde sonore.

 

In ultimo, e non meno importanti, ci sono i cavi di collegamento.

Molte persone con cui ho avuto il piacere di confrontarmi, sostengono che per ottenere il massimo della pulizia sonora bisogna partire dai cavi di alimentazione. Questo perché la corrente elettrica genera campi elettromagnetici che interferiscono con il normale funzionamento dei componenti e possono, nel caso avessimo cavi di bassa qualità, trasformarsi in rumori di sottofondo e abbassare la qualità del suono.

 

Il mondo dell’HiFi è vasto, ricco, e per tutte le tasche. Ci sono impianti che possono costare poche decine di euro fino a raggiungere cifre paragonabili al costo di un appartamento, ma questo non significa che uno economico sia meno valido di un altro molto costoso, anzi: è una questione soprattutto di gusti e di soggettività.

Esiste poi una categoria di impianti che viene definita dei compatti, ossia un tutt’uno, che io definirei: in un unico blocco. Personalmente li considero dei ‘giocattolini’ che non hanno nulla a che vedere con il mondo reale dell’alta fedeltà.

Nei prossimi numeri ci addentreremo nel dettaglio dei vari elementi che formano un impianto. Vedremo come si collegano, i settaggi, come si calibra una testina del giradischi e valuteremo dei consigli per godere appieno della vostra collezione musicale.
testo e foto di Ludovico Salemi

 

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