Editoriale numero 19

Le stagioni umane

Quattro stagioni fanno intero l’anno,

quattro stagioni ha l’animo dell’uomo.

Egli ha la sua robusta Primavera

quando coglie l’ingenua fantasia

ad aprire di mano ogni bellezza;

ha la sua Estate quando ruminare

il boccone di miel primaverile

del giovine pensiero ama perduto

di voluttà, e così fantasticando,

quanto gli è dato approssimarsi al cielo;

e calmi ormeggi in rada ha nel suo Autunno

quando ripiega strettamente le ali

pago di star così a contemplare

oziando le nebbie, di lasciare

le cose belle inavvertite lungi

passare come sulla soglia un rivo.

Anche ha il suo Inverno di sfiguramento

pallido, sennò forza gli sarebbe

rinunciare alla sua mortal natura.

John Keats

Il tempo non è più coerente con se stesso.

Gli alberi di mimose e quelli di pesco si ribellano fiorendo in anticipo. La neve arriva a fine Marzo a rimescolare un mazzo truccato, e l’equinozio di primavera si presenta inatteso un giorno prima.

Solo l’uomo tende all’immobilità.

Contro la sua stessa natura.

L’abitudine lo inebria di sicurezza, ma la certezza non è altro che il nulla.

Solo quando non ci si aspetta niente, si è al riparo dalle novità.

Ma se tutto intorno muta, come ci si può sedere?

Diventando ciechi e sordi.

Questa società ci vuole così: menomati dei sensi, per anestetizzarci alle emozioni.

Noi siamo moltitudine, lo siamo dentro, abbiamo le stagioni in noi.

Che lieve sia il germogliare di una nuova Primavera.

Che rigoglioso sia il nostro rifiorire.

 

 

La Redazione

 

 

photo: Ketty D’Amico

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