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Leggere ci rende leggeri

Leggere ci rende leggeri

 

Ho uno scaffale della mia libreria dedicata ai libri da leggere; non li contiene più, ormai, o meglio, è così da un bel po’ perché li accumulo più in fretta di quanto riesca a leggerli.

I libri sono dei porti, sono dei fari nella notte che ti conducono in luoghi sicuri.

Leggendo si cresce più in fretta, leggendo ci si libra nell’aria quando tutto il resto ci inchioda a terra.

Ma per volare bisogna essere leggeri.

Leggere può portarti lontano, o può scavare nel profondo dell’animo e della realtà che ci circonda. Ogni età ha avuto bisogno delle sue letture e dell’addentrarsi nei racconti degli altri, in storie fantastiche, avventure, in mondi scomparsi, in situazioni al limite dell’inverosimile, in mondi immaginari.

Con gli anni cambiano gli autori, le tematiche, ma il tempo non ha mai cambiato le esigenze.

A 7 anni sono stato L’ultimo dei Mohicani o il capitano Nemo solcaldo le sette mila leghe sotto i mari. A 14 sono stato un Dandy della Londra di metà 800 sottolineando Il ritratto di Dorian Gray come non avrei fatto neppure con i testi universitari. Ho scoperto Pirandello, Zola, Calvino, Nietzsche, alternandoli ad Aghata Christie, Poe e Kafka. Alcune volte pensavo di aver trovato libri che mi avrebbero accompagnato per sempre, che non avrei mai letto qualcosa di più bello e interessante.

Ma leggere è una continua scoperta, un continuo divenire di emozioni che accompagnano ogni propria evoluzione.

Quindi anche quando non si è pronti a nuovi viaggi, a volte ci si ritrova catapultati in nuove dimensioni senza neppure accorgersene.

Quando si hanno 20-25 anni, consiglio di leggere Il Giovane Holden.

Per me, che vengo da una formazione classica, i testi sacri sono quelli dei romanzi dell’800. Il Notre Dame de Paris e Il Conte di Montecristo sono spartiacque tra com’ero prima e come sono diventato. Eppure non sono bastati, e il mio punto di rottura è stato conoscere l’opera di Neil Gaiman. Questo per la necessità di abbracciare tutte le sfumature della letteratura, senza soffermarsi su un genere o su un unico periodo storico.

Alternare Baricco a Jack London fa bene alla mente e al cuore; scoprire Gadda dopo Ammaniti è un intreccio particolare.

I percorsi della vita sono incomprensibili e tortuosi.

L’importante è che ci sia sempre un libro accanto a non farci sentire soli, che sia Melville o Malzieu, Benni o Pavese, Allende o Grossman.

La maturità mi ha portato ad amare De Luca, scoprire Murakami, apprezzare De Silva.

Non leggo molto ultimamente, ma ricordare il potere, la magia, di un libro mi dà la consapevolezza di quanti luoghi ho visitato e abitato, di quante epoche ho visto e vissuto, di quante persone ho incontrato e conosciuto;  mi ricorda quanto siamo piccoli, ma anche quanta potenzialità c’è in noi.

Questa società che mette al centro l’individuo, responsabilizzandolo all’inverosimile, ha creato una propensione eccessiva dello scrivere rispetto al leggere, del dire piuttosto che all’ascoltare.

Dovremmo fermarci di fronte alle librerie che arredano le nostre case, e ripensare a quanto ci hanno permesso di essere leggeri e di volare tutti i libri che abbiamo letto.

Quanto lontano ci hanno portato un tempo e tanto alla realtà potrebbero riportarci ora.

 

 

testo e foto di Andrea Stella

 

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