BAMBINI CHE NON NASCONO

Ci sono bambini che scelgono di non avere un corpo, se non per brevissimo tempo.

A volte soltanto per il tempo necessario a informare la mamma della loro presenza.

Sono bambini che non hanno una fisicità, pur avendo un’esistenza.

Vivono nel legame affettivo che esiste con i loro genitori.

Spesso questo legame riguarda soprattutto la mamma (e meno il papà) perché è con lei che nasce un rapporto intenso, durante il periodo (breve) della gestazione.

La scienza le definisce gravidanze interrotte.

Il linguaggio comune li chiama aborti.

Come bambini, non è concessa loro nessuna realtà.

Sono vivi soltanto nel cuore dei loro genitori.

Una forma di razzismo, radicata nella nostra cultura, si accanisce soprattutto con l’immaterialità e nega il diritto all’esistenza a chiunque non sia in possesso di un corpo fisico.

Questi bambini, perciò, non sono riconosciuti dalla nostra società.

Sono bambini considerati inesistenti. Perché non sono nati.

Di loro non si parla e si cerca di cancellarli in fretta anche dai ricordi.

I genitori sono sollecitati a non sentirne la mancanza, incoraggiati a non pensarci più.

Nei casi in cui è possibile, arriva il suggerimento di fare subito un altro bambino, per cancellare con una nuova nascita il ricordo di quella piccolissima vita.

Ma le mamme che li hanno tenuti in seno, anche se per poco, li piangono in segreto dentro di sé, nascondendo come possono le tracce di quel dolore.

Un dolore ingiustamente chiamato “depressione” e spesso colpevolizzato. Quasi fosse l’attaccamento malsano a un’idea, a un pensiero idealizzato o infantile, e non l’amore per un figlio.

Poiché non sono nati, si ritiene che questi bambini non siano mai nemmeno morti. E non avendo un corpo, un funerale e una sepoltura, il mondo li considera niente.

Ma niente vuol dire soltanto: niente fisicità!

Le emozioni, i sentimenti, la sensibilità sono aspetti importanti della vita e, nonostante non si possano prendere con le mani, hanno il potere di farci sentire bene o di farci ammalare di dolore.

La nostra società non riconosce valore all’immateriale, considera reale solo ciò che si può toccare (e possibilmente anche commercializzare) e trascura una fetta importante della vita, contribuendo in questo modo al dilagare di tante sofferenze.

Negare l’esistenza dei sentimenti significa rifiutare una parte importantissima di sé.

Questa disconferma emotiva amputa l’identità e lascia dentro la sensazione che la vita abbia poco significato.

Quando non si ammette l’esistenza dei bambini che non sono nati, automaticamente si chiudono le porte anche alle emozioni dei loro genitori.

Emozioni di amore e di attesa (prima).

Emozioni di delusione, lutto e perdita (poi).

Emozioni di tenera condivisione affettiva (sempre).

Eppure… se si riconoscesse un valore e una presenza all’impalpabilità che ci circonda, si potrebbe accettare l’esistenza di qualcuno che, pur non avendo un corpo, è vivo nel legame che unisce le persone quando si vogliono bene.

All’interno di quello spazio d’amore, vero e reale, nonostante la mancanza di corporeità, ci sono esseri fatti con il tessuto dei sentimenti, bambini capaci di vivere un’emozione e condividerla insieme ai loro genitori.

Questi bambini hanno un carattere libero e indipendente.

Non assecondano le aspettative di mamma e papà.

Nel momento in cui scelgono di non nascere come tutti gli altri bambini, prendono una decisione diversa, insolita e inaspettata, che lascia i genitori sconcertati e insicuri su come poter avere un qualche tipo di rapporto con loro.

Giudicandoli inesistenti, la nostra società impedisce al legame di svilupparsi e non fa evolvere l’amore che invece accompagna sempre l’arrivo di un figlio.

Qualunque figlio.

Anche quello che ha caratteristiche diverse da come l’avevamo immaginato.

Questi cuccioli senza corpo, sono ricchi di tenerezza. Le mamme, che li hanno avuti nel ventre, lo sanno perché lo sperimentano dentro di sé.

C’è una forza istintuale che unisce la madre al bambino, un legame che permette di conoscere molte cose sul piccolo che tiene in seno.

Non si tratta di un sapere logico. È un sapere istintivo ma, anche se la ragione non lo spiega, è reale.

Appartiene al femminile.

E ogni donna lo sa.

Quando un bimbo non nasce, il legame non muore e quel sapere si attiva. Si sviluppa dentro l’immaterialità di cui è fatto l’amore.

Con la forza che hanno i sentimenti, si fa largo nel cuore della mamma superando gli ostacoli della ragione.

Ciò che le donne provano per questi loro figli senza corporeità, è un sentimento profondo.

E’ un’espressione diversa della maternità. Possiede un grande valore.

Racconta l’importanza dell’unione.

Permette all’affettività di dispiegarsi oltre gli impedimenti della materialità.

C’è tanta fiducia nel concedere all’amore di raccontarsi senza l’uso degli occhi, delle mani, della voce.

C’è tanta tenerezza nel lasciare a questi piccoli la loro scelta di libertà.

Sentendosi vicine a questi figli, le mamme imparano ad amare l’imprevedibilità della vita.

Gestiscono la delusione con la dolcezza e accompagnano i bambini alla scoperta della loro profonda unicità.

Un bimbo che non nasce, porta pensieri nuovi.

Brezze diverse.

Non si può stringerlo tra le braccia. Non si può allattare.

Fatto con la sostanza di un arcobaleno, rivela l’armonia interiore che si fa strada dopo le lacrime. E lava l’essenza della vita col dispiegarsi della sua verità.

E’ importante permettersi di amare questi bambini, anche se hanno scelto di non giocare nel nostro mondo.

Occorre dargli un nome, dedicargli dei pensieri, preparare un angolo della casa apposta per loro.

Non si può cancellare la vita.

Quando è diversa da come l’avremmo voluta, bisogna approfondirne le peculiarità e permettere al suo insegnamento di renderci migliori.

Questi bimbi non fisici ci aiutano a portare l’attenzione sul significato profondo del vivere e del morire, e ci insegnano il valore dell’autonomia e della libertà.

Hanno bisogno di delicatezza, di affetto, di attenzioni.

Come tutti i bambini.

Quando ci permettiamo di riconoscerli e li rendiamo membri della nostra famiglia, sanno donarci un’esperienza d’amore importante, profonda e ricca di sensibilità.

 

Segui il blog www.iononsononormaleioamo.it

 

di Carla Sale Musio

 

photo: Dahila

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