Riflessioni sull’Irretimento Familiare

Oggi sento di comunicarvi, attraverso un breve articolo, la mia visione sull’IRRETIMENTO FAMILIARE. Per farlo devo riportare la vostra memoria a quando da bambini i genitori, o chi per loro, ci portavano al circo. Ho visto trapezisti ed equilibristi fare magie a molti metri da terra e, sotto, mi rassicurava vedere che, se avessero perso la centratura, sarebbero caduti sulla rete di protezione. Al contempo, da bambina (e anche ora), mi piacevano tantissimo le farfalle, ma mi dispiaceva vederle catturate nelle retine da alcuni amici che le rincorrevano. L’anno scorso, avendo fatto per un brevissimo periodo opera di volontariato all’Ente Protezione Animali di Trieste, ho visto catturare con la rete uno sciacallo, per metterlo nel trasportino e, una volta guarito, liberarlo.

Il concetto di “RETE” è soggettivo e duale, chiedendo “Cosa significa “rete” per te?” emerge che, per alcune persone, rete è protezione, per altre è prigionia, alcune volte inizialmente è protezione e poi si trasforma in prigionia, aggiungo un’ulteriore consapevolezza dettata dalla mia esperienza personale: rete può essere anche comodità, e questa parola contiene a volte entrambi i significati precedenti, pur se alcuni di voi rimarranno stupiti.

Sappiamo che, in caso di caduta, la lealtà a ciò che  familiarmente è ritenuto valido, ci protegge dal fronteggiare il mondo in solitaria, qualcuno è al nostro fianco e ci consente di condividere e ripartire le nostre responsabilità, così ci sembrano meno gravose; c’è un paracadute in caso di bisogno, in cambio è richiesta la cieca, silenziosa, adesione ai dettami di famiglia, al portare avanti idee, convinzioni, sistemi di valori, senza farsi troppe domande, per omologazione al Sistema.

Esternamente è più semplice riconoscere gli Irretimenti negli altri, meno in se stessi; questo perché l’insieme di convinzioni e convenzioni che caratterizzano un Sistema Familiare rimangono tacitamente, automaticamente trasmesse.

Inoltre c’è un’altra considerazione da fare: essere in rete,  come accade al giorno d’oggi con i Social, consente di sentirsi collegati ed appartenenti ad un qualcosa, uscendo dall’isolamento. Per l’Essere Umano il bisogno di ricreare questo sentimento ricalca le memorie animiche di appartenenza al Tutto; ciò accade percependo nell’incarnazione umana un illusorio senso di separazione, soprattutto nella prima parte della vita, il riferimento che allora incarna il concetto di nido protettivo è, generalmente, la famiglia (anche se non biologica).

Sebbene a volte quel nido risulti precario, inquietante, ci si abitua a quel tipo di energia e, tanto più è precario ed inquietante, tanto più ci si adopera da bambini per cercare di creare sicurezza in quel nido, caricandosi di pesi che non ci appartengono; questo senso di instabilità interiore porta poi in età adulta a mantenere la tendenza alla co-creazione relazionale di instabilità e insicurezza o all’inseguimento senza sosta di una pseudo- sicurezza, snaturando sé stessi per ottenerla e, al contempo, non avendo gli strumenti per sostenerla.

Ecco allora l’ avventurarsi in relazioni prive di ogni costruttività, oppure, il profondo senso interiore di incapacità nel costruire la tanto agognata sicurezza di relazione. È necessario un profondo e umile lavoro su se stessi per scoprire la propria vera natura, che magari nella sicurezza determinata dalla tiepida routine di coppia si annoia ( parola di Urano in I casa, congiunto all’Ascendente). Si arriva ad un certo punto del percorso ad ammettere a sé stessi che la ricerca ossessiva di tale sicurezza partiva da un condizionamento interiore di carattere familiare;  non sempre tale condizionamento è espressamente e verbalmente trasmesso dall’educazione ricevuta, ma può essere assunto inconsciamente per lealtà (ad esempio una figlia potrebbe voler raggiungere un obiettivo che la propria madre non aveva conseguito, facendo dunque proprio quell’obiettivo, anche se lontano dalla propria vera natura). Serve perdono verso sé stessi e l’umiltà di riconoscere i propri confini.

Nel senso di appartenenza al sistema familiare si nasconde una definizione precisa di sé all’interno di determinati equilibri, l’uscita e l’affrancamento dagli irretimenti familiari porta ad una nuova strutturazione di sé, all’incontro con l’ignoto ed alla necessità di crescita, ponendo attenzione al fatto che l’età anagrafica non sempre è coerente alla maturità interiore.

Questo articolo vuole essere uno spunto di consapevolezza per una sana e sincera introspezione, le domande che sorgono sono “Quanto mi sento me stesso? Quanto mi permetto di uscire dalle aspettative familiari per seguire la mia vera natura? Ho paura di cambiare strada?”.

L’inconsapevole adesione alle aspettative del Sistema, costituisce una protezione finché ci si sente bambini bisognosi, diventa una prigionia quando dentro di noi l’Anima reclama la Libertà di coltivare il suo progetto personale, infine, per scelta, diviene comodità e, a volte rassegnazione: ecco allora le classiche frasi come “Cosa posso fare, le cose stanno così” oppure c’è totale inconsapevolezza di questi meccanismi e quindi la persona non si rende conto di vivere a metà, avendo regalato alla famiglia l’altra metà.

Sono parole forti, ma ciò che posso testimoniare personalmente è che bisogna svegliarsi e chiedersi con grande onestà verso sé stessi in che misura c’è dietro Amore familiare vero e in che misura c’è tanta tanta paura di crescere e, diventando adulti , essere liberi. E, nel percorso ci si rende conto che c’è sempre la possibilità di scegliere liberamente, nessuno lega nessuno che non voglia essere legato, come nessuno cambia per nessuno che non voglia cambiare, sembra uno scioglilingua.

La Libertà è il valore più importante per l’Essere Umano, che liberamente sceglie di intraprendere un viaggio di incarnazione e liberamente sceglie quando questo viaggio termina, in un soffio di tempo. Appena nasciamo in una determinata famiglia, dimentichiamo anche come ci si sente ad essere liberi e, ciò che accade durante la vita, è che l’Anima spinge al recupero di questo prezioso ricordo, vi abbraccio.

 

L’Astrologia Familiare è quindi uno strumento di rappresentazione dei collegamenti che intercorrono tra i membri di uno stesso sistema. L’obiettivo di ciascuno di noi è di individuarsi al suo interno, in Libertà e Rispetto di sé.

Rossana Strika è Counselor Olistico Professional – Professionista disciplinato legge 4/2013 – Iscritto a SIAF Italia n.FR637P-CO.

Cura la rubrica sull’ASTROGENEALOGIA. Per intervenire e sottoporre domande a Rossana Strika si può scrivere una mail alla Redazione chanceedizioni@gmail.com oppure direttamente a lei: rossana.strika@gmail.com.

 

Segui il suo blog.

 

di Rossana Strika

 

photo: Ketty D’Amico

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