I capelli

Si erano conosciuti da bambini. Abitavano a due portoni di distanza, stessa scuola elementare e le loro famiglie che si frequentavano la domenica. Poi l’adolescenza, le prime attrazioni nel guardarsi diversi, l’incertezza del proprio aspetto, la timidezza potente e il rossore sulle guance. Infine, diventarono consapevoli che quello era proprio amore.

“Siete troppo giovani” dicevano le famiglie di entrambi; “dovete conoscere la vita”, ma a loro non importava. La vita volevano conoscerla insieme e pensavano al matrimonio. Sentivano che avrebbero percorso la strada, scoprendo la direzione giusta. O tornando indietro e cercando altre vie, se avessero intrapreso quelle sbagliate.

Avevano trovato l’altra metà della mela, come taluni dicono. Ed erano felici, sotto lo sguardo incredulo di tanti. Poi il matrimonio, la casa, il lavoro e raccontarsi la giornata, al rientro la sera. Si ascoltavano, si consigliavano: mai una notte che andassero a dormire senza appianare gli screzi, senza scusarsi a vicenda, se un atteggiamento dell’altro li avesse feriti.

E poi l’amore: trascinante, commovente, che ogni volta li lasciava muti e da cui riemergevano come naufraghi, aggrappandosi l’uno all’altra, stupiti di esistere.

Un matrimonio lungo, ma nessun figlio. Un cane e una gatta da accudire, cresciuti insieme e senza astio. I due animali dormivano nello stesso divano, infossato dal peso del cane e lacerato dalle unghie feline. Quando, dopo una vita lunga e placida, si addormentarono per sempre, il cane e la gatta ebbero due fosse vicine in giardino ed una pianta di ulivo a unirli con le sue radici. I due coniugi li piansero come figli e non si curarono di chi diceva che quelli erano solo animali: certo che le bestie muoiono, non si sapeva?  Lacrime sprecate.

Erano ormai vecchi. Una notte lui sentì che il respiro gli mancava: chiamò affannato la moglie e davanti al viso esangue di lei, cominciò a salutarla. Parlava male, smozzicava parole, ma voleva dirle ancora quanto l’avesse amata. Lei cercò di rasserenarlo, ma si sentiva spezzare. E fu guardandola che lui capì di non voler morire. Forse c’era ancora tempo, pensò, forse poteva restare. Disperato, abbracciò il corpo di lei e le strinse i capelli con forza. Li aveva sempre trovati bellissimi e quasi glieli strappò, sentendosi portare via. Ma la donna gli si aggrappava addosso, incurante del dolore.

Allora il corpo di lei divenne àncora, argine potente, baluardo roccioso, i capelli  come lacci robusti, a cui lui si afferrava sconvolto.

Fu una lotta violenta, loro due a fermare la morte. Poi, d’improvviso una calma serena, come quando cala il vento dopo la burrasca. Allora si guardarono increduli e respirarono forte, lui ancora stretto alla donna. Nei loro sguardi estenuati, tutto lo stupore di esistere ancora.

 

Opera tutelata da Patamu.com n° 81897 del 4.4.2018

 

di Gloria Lai

 

photo: Ketty D’Amico

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