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Quelle dita tra i capelli – parte quarta –

Quelle dita tra i capelli – parte quarta –

Iniziò per gioco, di nuovo.

Eravamo lontani, infiniti quei chilometri tra di noi.

Ti dissi che avrei viaggiato, che avrei girato l’europa per iniziare e il mondo intero per continuare. Il tuo entusiasmo al mio annuncio nascondeva però una profonda tristezza, con anche una spolverata d’invidia. Andai quindi più a fondo nei dettagli raccontandoti in parte ciò che avrei vissuto, per renderti partecipe di un progetto che apparteneva solo a me.

Così mi ritrovai a passeggiare per le vie di quella capitale che tanto adoravi. Madrid mi accolse con la sua splendida luce e il suo cielo azzurro che non avevo ancora assaporato a fondo. E fu proprio in quell’attimo, quando un brivido di malinconia stava per scuotermi, che alzai lo sguardo e apparvero i tuoi profondi occhi chiari. Affascinato da questa visione, ebbi la certezza di non avere di fronte un’allucinazione solo quando il movimento del tuo vestito leggero si coordinò con i tuoi capelli e con quel fresco vento d’inizio estate.

Di nuovo tu, di nuovo quel gesto, di nuovo la tua mano a sistemarti quei lunghi capelli di seta.

Il tuo compiaciuto sorriso beffardo era un rimprovero. Sembrava volesse dirmi: “davvero pensavi che non ti avrei raggiunto in qualche modo e da qualche parte?!?” Allora recuperai tutte le forze e camminai rapido verso di te solo per poterti stringere tra le mie braccia dopo quei lunghissimi momenti passati a immaginare il tuo viso.

A modo mio, ti chiesi scusa.

Camminammo insieme per quelle vie. Tra parchi, musei e monumenti diventasti l’unica costante: tu, così bella, ed io così felice da annebbiare ogni altro ricordo di quella giornata. Tutto divenne in bianco e nero quando, seduti in quel chiosco in ferro battuto e vetro a bere uno spritz, vidi gli angoli della tua bocca allargarsi in un sorriso tanto radioso da spegnere la ancora accecante luce del tramonto. La tua meraviglia era dovuta a delle mie semplici parole: “vuoi continuare questo viaggio con me?”

Qualcuno osa chiamarla felicità, io ho preferito dargli il nome di un sogno ad ogni aperti.

 

(I capitoli precedenti sono stati pubblicati nei numeri di febbraio e gennaio 2018, dicembre 2017)

 

di Cristian Crucinio

 

photo di Maria Geraldes

 

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