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Iper produzione emotiva

Iper produzione emotiva

Fino a qualche anno fa cercavo costantemente l’ispirazione per scrivere nuove poesie. Mi tormentavo non appena arrivavo a far passare due settimane dall’ultima scritta.

Adesso, invece, sono reduce del 2017, anno nel quale ho scritto 84 poesie ed in questo 2018 sono già arrivato a scriverne 48.

Il punto è che ora ciò che cerco è la serenità: un blocco “sereno” dello scrittore, per così dire. Mi sento sfruttato dalla mia stessa passione e sento che lo sfogo, in questo momento, è relativo e questo lo reputo un male dato che è sempre stato l’input naturale del mio talento.

Mi manca non decidere di scrivere, mi manca il lasciarmi andare, lasciare che le parole prendano il sopravvento uscendo dal cuore in un momento insicuro ed improvvisato, uscendone poi vittorioso e sorpreso da cotanta semplicità.

Credo che sia la tensione di quest’ultimo periodo la causa di questa iper produzione emotiva. Infatti non me ne faccio una colpa, anzi penso che sia il mio organismo che tenta di comunicarmi il suo momentaneo disagio, come una sorta di avvertimento o una richiesta di ordine psicofisico.

In passato tale tensione si presentò tramite l’assenza totale d’ispirazione: passai mesi senza scrivere un bel niente, a sentirmi un inutile scrittore stroncato sul nascere. Ultimamente mi sto rendendo conto che la certezza di scrivere si sta tramutando in fragilità di scrivere: un tempo sfogarmi tramite le parole messe nero su bianco era per me una sicurezza, qualcosa che c’era sempre durante i momenti bui della vita, ma adesso, ora che scrivo da circa 8 anni, ho capito che i momenti bui colpiscono anche le passioni rendendole fragili quanto te.

Scrivere non sostituirà mai il “prendersi cura di sé”. Perciò è bene riflettere sul fatto che ogni cosa è effimera e che l’unica certezza che si ha nella vita è “se stessi”.

La propria anima, per quanto forte, ha bisogno di qualcuno che se ne prenda cura. Proprio per questo adesso cercherò di rilassare le  membra e di mettere in letargo lo spirito, affinché possa tornare a scrivere presto, più di prima, meglio di prima, come una fenice risorge dalle sue stesse ceneri.

 

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di Amedeo Camerini

 

photo: VeroNique Carozzi

 

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