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Musa

Musa

Tutto vuoto, tutto spento.

La luce s’insinua nelle fessure.

Perfette, simmetriche.

Come noi.

Opposte e complementari.

Dici che a volte qualcuno può trascinarti in una realtà parallela, un universo a parte. Non mi hai detto mai come se ne esce, però.

Mi perdo spesso a guardarti, quando non te ne accorgi o quando fingi di non vedermi, non importa. Non mi nascondo. Ti guardo ridere e scherzare. Mi stupisco tutte le volte di quanto fa male.

Siamo lontane, eppure siamo qui.

Siamo felici, ma non è lo stesso.

È indifferente.

È ininfluente.

Qualcosa che non cambia mai.

Qualcosa che non riesco a modificare, qualcosa che voglio sia immutabile.

Eterno, fisso.

Ti fisso, stanca, mentre mi affanno a tornare a galla, a riemergere dal peso che mi sovrasta.

L’idea di te mi spinge a fondo, mentre mi guardo attorno ansimante in cerca di un appiglio visivo che mi riporti alla vera realtà.

Mi dici sempre che qualcuno può trascinarti in una realtà parallela. Mi chiedo sempre se posso farlo, ancora, anche io. Così come tu riesci con me, a dondolarmi. Ignara, quasi inconsapevole. Rotolando, fra rose e le spine.

Ogni volta che respiro, ritorno in me.

Mi sento confusa.

Come quando hai appena finito di leggere l’ultimo libro della tua saga preferita. Lo hai amato, non vorresti mai separartene, ma il fatto che sia concluso lo rende “completo”. Lo rende perfetto.

Ogni tanto ti ritrovi lì, ad accarezzarne la copertina impolverata rievocando il ricordo del mondo in cui ti ha portata.

Ogni tanto mi ritrovo qui, a sfiorarti da lontano, rievocando il modo in cui mi fai sentire vera.

 

 

Testo e immagine di Claudia Stefania Grillea

 

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