Notti di mezz’estate

La frenesia dell’estate mi cade addosso e l’imprevedibilità della vita non mi fa stare ferma.

I pensieri scorrono come pioggia in una notte nera.

Letti da me stessa, lasciando fuori il mondo che ormai sembra non appartenermi.

 

La pelle racconta come un’impronta il contatto, ed essendo giovane ama la passione.

Brucia, come gli occhi stanchi che non sopportano che tu cambi e ci lascerai senza neanche accorgerti che il dialogo è stato un fantasma perenne.

 

Le porte con i buchi, le mani graffiare, le urla celate e asportate sono elementi di sopravvivenza.

L’amore e la comprensione sono standard troppo alti raccontati dai media.  

 

In questo periodo tutti partono per un viaggio sperando che non sia effimero e che ci sia qualcosa che aspettiamo possa farci stare meglio nella routine di sempre.

 

Io vivo i miei giorni di mezz’estate a sorsi, bevendo un po’ alla volta una finta libertà concessami.

Non conoscendo la durata provo a condividerla, ma ho capito che alle persone piace condividere foto sui social e non le emozioni, i problemi e i sogni.

È più facile confrontarsi di fronte ad uno schermo, così non rischiamo di dover dare fiducia a nessuno, la solitudine diventa una malattia.

 

Ci ubriaca la mezz’estate, e tra le lenzuola ho solo i tuoi occhi.

Li ho visti più profondi che mai, forse persi nella confusione e chissà i miei che dicevano.

Li sento correre senza meta, per bere gocce d’amore quando sono essiccati.

 

Tutto tende ad avere più di un  significato e più punti di vista.

Per ogni sentimento provato nasce un corrispettivo deturpato.

O viceversa, in questa mezz’estate che muta, non so dire se sia rivolta al benessere o al malessere la sua direzione.

Probabile sia solo un infinito percorso che ha la sua meta nel mezzo.

 

 

di Maria D’Urzo

 

photo di Ketty D’Amico

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