Editoriale settembre

Non c’è da fare critiche alla società, non in questo caso almeno.

Ci sarebbe invece da guardarsi dentro, e chiedersi quali siano le motivazioni che ci spingono, qualsiasi sia l’azione che stiamo compiendo.

Sembra che il piacere – il puro e semplice piacere di fare qualcosa – non sia più sufficiente.

Si segue la politica per polemizzare nei bar, si mangia nei ristoranti per fare recensioni online, si fa una foto per farla vedere in giro, si guarda un film o una serie tv per potersi dimostrare padroni di argomenti e conversazioni.

E l’arte?

Si scrive e dipinge, si fotografa, si recita, per diventare qualcuno, per dimostrare di essere bravi.

E si perde la spontaneità.

Ma veramente ci si esprime solo in funzione di una scalata verso la vetta?

Io non ho cose interessanti da dire, non sono poeta e letterato, non ho genio intuitivo o ispirazione artistica.

Però ho la dignità dell’essere umano, e scrivo, leggo, piango, dipingo, declamo poesie in quanto il mio cuore pulsa, la mia anima brama, il mio corpo ribolle e la mia testa pensa. E non mi frega niente di dove mi porteranno questi miei pensieri, questo esprimermi.

Anzi.

Spero non mi porti da nessuna parte. Perché è qui che ho provato certe sensazioni, è qui che agendo mi sto sentendo vivo.

Perciò non badate a me, ma nemmeno provate a limitare o ad enfatizzare i miei gridi, i miei sospiri, i miei affanni.

Perché sono fatti di pelle e di sangue.

Non c’è artificio a cui possano piegarsi.

 

 

di Andrea Stella

 

 

photo: Donna Pasini

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