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Quelle dita tra i capelli – parte quinta –

Quelle dita tra i capelli – parte quinta –

 

 

Dormivi, al mio fianco. In quella stanza d’albergo in cui ci rifugiammo per la pioggia battente.

Sembrava fossimo in fuga da un mostro famelico in grado di ucciderci con il solo sguardo. Fuggivamo invece da noi stessi, da quella strana realtà nella quale eravamo scivolati prima di capire che stavamo sbagliando tutto.

Fu un tuono a svegliarmi quando ormai, dopo un’intera notte di temporale, le nuvole erano lontane e avevano lasciato spazio ad una purissima quanto timida alba.

Una lama di luce trapassò le tende schiarendo tutta la stanza.

Fremevo, nel cuore e nella mente. Non potevo più rimanere fermo nel letto avendoti accanto. Così, immobile e senza spostare un muscolo, avevo il terrore di svegliarti rompendo l’incanto. Persino il mio respiro aveva rallentato, perso nel fermo-immagine di quella stanza.

Avrei voluto che quell’istante durasse per sempre.

Mi accorsi invece che il sole, lento ed inesorabile, stava salendo verso il cielo. Quando riuscii ad alzarmi, in punta di piedi, mi voltai indietro e ti vidi per intero. Il tuo viso si mosse appena da un lato come se avesse percepito il mio sguardo ed avesse voluto catturare meglio la luce da restituire ai miei occhi. Rimasi di nuovo bloccato, ammirando ogni tuo singolo dettaglio.

I capelli aperti a ventaglio adagiati sul cuscino.

Ti eri addormentata in pochissimi secondi, sufficienti e non disfare quella magnifica composizione naturale.

Il tuo splendido corpo, del quale percepivo a malapena le forme perché coperte da un lenzuolo bianco e da una coperta di lana sfilacciata color corda che sembrava legarti stretta al mondo dei sogni.

La tua espressione rilassata disegna un accenno di sorriso che mi rincuora.

So che hai dormito serena al mio fianco.

Chissà da quanto non ti sentivi così al sicuro, così protetta.

Non riesco però a smettere di fissare le tue labbra e sento che sto per fare un errore, uno sbaglio enorme. Il solo pensiero, il desiderio di baciarti, mi fa tremare. Sento che è come se stessi tradendo la tua innocenza, la tua fiducia nei miei confronti e la tua indifesa bellezza. Perché farlo ora, proprio in questo momento e prima di ogni altra volta, significherebbe questo. Ma è più forte di me e non so resisterti.

Muovo qualche passo scalzo su questa moquette intorno al letto per raggiungere l’altro lato dove tu sei ancora distesa ignara delle mie emozioni. Ti guardo con gli occhi smarriti e senza battere ciglio, mentre il mio viso si avvicina al tuo, la mia bocca alle tue labbra. Sento che sto per urlare oppure scoppierò a piangere per la tensione accumulata dal conflitto che c’è in me: il desiderio contro l’imbarazzo, e il tradimento.

Sono ormai a pochi centimetri e percepisco il tuo respiro, perfino il battito del tuo cuore.

Le mie mani si separano da lungo i fianchi e afferrano il lenzuolo ripiegato sopra la coperta, lo sollevano delicatamente appoggiandolo leggero sulla tua bocca.

Come un velo, quasi trasparente.

Quindi ti bacio, ma senza toccarti.

di Cristian Crucinio

 

photo di Ketty D’Amico

 

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