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3 ½

3 ½

Tre bicchieri e mezzo. È questo il tuo limite.

Tre bicchieri e mezzo di acqua e poi basta, prima che questa dallo stomaco risalga su fino agli occhi e ritorni fuori completando il suo ciclo.

L’ultima metà è il campanello d’allarme: i muscoli si contrarranno e l’acqua defluirà con fatica per la sottile fessura che la gola è diventata nel muro fatto di cose inespresse; tossirai, perché pare non ti arrivi più aria ai polmoni.

Ora devi cercare una via di fuga, se non vuoi che i bicchieri da tre diventino quattro, da quattro cinque, da cinque sei, nel tentativo disperato di placare la secchezza, e non sarai più in grado di reprimere la tensione della mascella tirata e dolorante e finirai così col crollare.

La tristezza in estate è illecita. È illecita la tristezza nelle stagioni calde.

È immotivata, totalmente ingiustificata. Un tale periodo richiama altro, ma non lei, la tristezza no.

Aspetterai nel miracolo di qualche temporale estivo. Ti conforterà solamente un bagno caldo. Una tregua, che sia una.

L’acqua ti dà quella rassicurazione lì, di poter piangere senza dover dare spiegazioni, di poterlo fare anche se non è ancora arrivato l’inverno. Sembra placare i bollori che si agitano al tuo interno, addormentandoli, spegnendoli, affogandoli – acqua su fuoco. L’acqua pare annullarti.

Questo prima che ricominci il ciclo, il ciclo dell’acqua che ritorna al suo posto.

Tre bicchieri e mezzo, avresti preferito fossero d’alcol.

Tre bicchieri e mezzo e poi basta, prima che esso entri in circolo nel tuo corpo e intossichi le tue cellule, facendole collassare. E poi basta, perché il tuo limite l’hai superato due bicchieri e mezzo fa. E basta, prima di dire addio. E basta, prima di pensare “vorrei ritornare, almeno un’altra volta”.

Ma ritornerai. Tutti ritornano. Tutti torniamo a quello che siamo stati, sempre stati, all’alba.

Dove albeggia il sole, dove albeggia la luna, come l’acqua che ritorna al suo posto.

 

di Rita Bernardi

 

 

photo di Veronica Carozzi

 

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