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Le ali

Le ali

“Vai! Prendilo”. L’urlo di incitamento del padrone aizzò il cane, un meticcio scuro e violento. L’animale si lanciò verso la preda, un vecchio gatto dal pelo ormai opaco e, in quel momento, irto di paura. Lui capì di non poter fuggire. E si preparò a fronteggiare il pericolo, sfoderando le unghie  verso gli occhi foschi del cane. Era sempre stato un gatto animoso. Seppe che sarebbe morto combattendo.

La lotta fu breve e cruenta, poi un morso tenace sul collo. Gli si appannò lo sguardo, lo abbandonarono le forze. Il gatto non sentì neanche più dolore. Gli sembrava di essere tornato piccolo. Ed  era come se la terra lo accogliesse.

Sul suo ventre inerme infierirono le zanne del cane. Il gatto non vide  il suo sangue sporcare quel muso né sentì le risate grevi del padrone dell’animale, un ragazzo violento a cui nessuno aveva insegnato ad amare. Poi i due si allontanarono, terribili e inconsapevoli.

Nel gatto inerte la mente si spegneva. Insieme a un ricordo lontano.

 

Molti  anni prima, era stato scelto in una nidiata di sette: proprio il più bello. La sua padrona, una bambina, giocava con lui e  lo ammirava estasiata.

Fu un periodo denso e felice e lui pensò che gli umani somigliassero a divinità luminose.

La bambina lo baciava, gli diceva che era bello, che gli mancava solo la parola. Lui capiva tutto. E  a volte sentiva una tenerezza tale che il suo cuore di gatto sembrava scoppiargli.

Poi, tutto cambiò: la famiglia della bambina si trasferì. Nel nuovo appartamento il gatto sarebbe stato male, diceva il padre. Meglio lasciarlo nel cortile,  dove era stato preso. Una vecchia si occupava dei gatti e avrebbe badato anche a lui. Magari sarebbero andati a trovarlo, qualche volta.

La bambina era troppo piccola per opporsi.

Ma lasciare quel gatto fu il primo, lacerante dolore della sua vita.

E quando lo baciò nel salutarlo, riuscì a stento a dirgli che, in realtà, a lei era sempre parso un animale straordinario, un essere del cielo.

Un gatto angelo. Ma senza le ali.

 

Lui  l’aspettò a lungo, con la fiducia paziente degli animali. Poi capì che non l’avrebbe più vista.

 

Il resto della vita come quello di tanti altri gatti. In più, il  ricordo di un’infanzia felice.

 

L’animale sentì concluso il suo tempo. Il corpo giaceva, straziato ed informe, ma lui non provava  angoscia.

Poi una leggerezza nuova, un senso inatteso di gioia. E, sulla schiena, il pelo vecchio e intriso di sangue sembrò ammorbidirsi, diventò lucente, si tese. Il gatto sentì che qualcosa di folle avveniva:  due ali spuntavano lente. Diventò diafano e luminoso. E capì che poteva volare. Allora si alzò verso il sole, poi si mise a scrutare la terra.

Il mondo, a guardarlo dall’alto, era bello davvero.

 

Ma, oltremodo stupito, in cielo vide molti animali,  luminosi e trasparenti come lui. Cani, gatti, conigli, criceti, pesci rossi ed iguane. E tanto altro ancora. Persino vitelli e caprette.

Per i meriti in vita gli erano nate le ali.

E per l’affetto ricevuto dai loro padroni.

Pappagalli e altri uccellini, che le ali le avevano già, se ne trovarono due in ogni  spalla.

 

Lui si librò, consolato e leggero. Pensò che dall’alto, guardando fra i tetti e le case, l’avrebbe  cercata, avrebbe trovato la padrona di un tempo. “Dev’essersi fatta ancora più bella”, pensò. E sentì nascere in cuore la tenerezza di allora.

di Gloria Lai

Opera tutelata da Patamu.com, n° 68347 del 19/8/2017

 

 

photo di Ketty D’Amico

 

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