105 giorni

Ho chiesto spiegazioni anche quando ai fatti una spiegazione non c’era.

L’ho chiesto perché speravo di sentirmi dire che non era vero che non andavo bene.

Che non era vero che ero troppo.

Che tenermi non era impegnativo.

Non capivo e tutt’ora non comprendo come sia possibile tornare a dormire sonni tranquilli quando un bacio ti ha messo sottosopra lo stomaco, una carezza ha sistemato graffi e in un abbraccio abbiamo trovato casa.

Ho nuotato nelle mancanze, ad ogni bracciata ho respirato fango.

Sono rimasta.

Ho intossicato cose e situazioni.

Ho detto sì che gridavano dei no silenziosi.

Come una presenza ingombrante.

Come l’evidenza che non non puoi negare.

Così da una scintilla è nata la perfezione.

Così si è rotto ed aggiustato in me qualcosa mille volte.

Così sono passati 105 giorni.

Così i fatti hanno preso un nome ed io li ho saputi tenere tra le mani come more appena raccolte nel bosco.

Pungendomi innumerevoli volte senza far cadere neanche un frutto.

Ho mani piene di graffi e parole silenziose.

Ho la gola stretta, chiusa dal ritardo che in un minuto ha sigillato con un sorriso e l’imbarazzo le mie verità.

Mi sento leggera.

Nel giusto.

Forte come due.

Convinta di non aver perso.

Di essermi arricchita.

Di aver lasciato un segno.

Di esser stata un dono.

 

 

di Diomira Aghilar

Sarò Sincera.

 

 

foto di Veronique Carozzi

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