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Il nemico

Il nemico

Riflessa in uno specchio vedo il mio peggior nemico fissarmi con intensità. Gli occhi, di un colore che non saprei descrivere, non solo non mollano la presa ma, anzi, si dimostrano fermi nell’intenzione di non abbassare la guardia per primi. Li conosco da sempre, dal primo giorno in cui apparvero dopo IL GRANDE FATTO, eppure continuano a incutermi la stessa paura. Paura di affrontarli, di dimostrare loro il mio reale valore, di essere coraggiosa. 

Il mio nemico sa bene dove colpirmi, è un attento osservatore e indagatore dell’animo umano, per questo è in grado di inibire qualsiasi mia reazione solo guardandomi. Mi restituisce, in un riverbero grigio, la mia reale immagine, e tutti i colpi che mi ha inferto, pur non toccandomi mai direttamente. Perché il mio nemico è vigliacco da questo punto di vista, il lavoro sporco non lo fa lui: lo lascia a me.

Eppure son qua, occhi negli occhi, e continuo a far combaciare la mia sagoma con la sua, in quella terra di mezzo tra due mondi che non collidono mai per non collassare.

Non l’ho mai perdonato per le ferite che mi ha inferto. Eppure, nonostante questo, continuo a restituirgli il mio sguardo e, mentre lui, accanendosi, riflette me, io rifletto su quanto, in fondo, non sia forse merito suo se continuo a rimanere qui, ferma, in piedi, a osservarlo.

Senza mai smettere.

Forse, penso, è questo è il mio modo di combattere la battaglia, pur sapendo che nessuno ne uscirà vincitore.

 

di Ketty D’Amico

 

photo di Dahila

 

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