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Marry me

Marry me

Mi sono sposata.

Un fatto forse senza particolari caratteristiche di eccezionalità, qualcosa che avviene milioni di volte in altrettanti luoghi al mondo.

Eppure, per me mantiene l’accezione di un miracolo.

Lo so, pare sdolcinato e forse lo è.

Ma si sente, sapete?

Si sente quel qualcosa di sacro che sta dietro alla semplice frase: “Lui è mio marito, io sono sua moglie.”

Si tratta di qualcosa che profuma di dedizione, di un “per sempre” che forse è fuori moda, ma è proprio questo ciò che si prova.

 

Per sempre potrò guardare i tuoi occhi.

Per sempre potrò sfiorarti le dita nella notte, quando mi sveglio e ti cerco, per riprendere sonno.

Per sempre potrò tirare i tuoi ricci per prenderti in giro; per sempre potrò farti il solletico e vederti ridere irrefrenabilmente. Per sempre potrò sgridarti perché non riposi mai; per sempre potrò sentire il profumo della tua pelle.

Per sempre potrò sentire le tue braccia che mi stringono, per sempre potrò sentirti cantare sotto la doccia.

Per sempre potrò prendere in giro il tuo ordine, e per sempre potrò difendere il tuo grande cuore buono dal mondo intero.

 

Per sempre: due parole che ci racchiudono in un piccolo e grande universo nel quale vivono i nostri sogni, come creature colorate e guizzanti, nel quale le albe e i tramonti hanno i colori che decidiamo noi, nel quale possiamo stare anche senza parlare.

Per sempre è un piccolo e grande universo dove i nostri cuori sono sempre dalla parte giusta, sempre collocati esattamente dove volevano essere.

E non è detto che ci sarà solo sole, e non è detto che saranno solo tramonti e albe serene.

Ma sono certa che, anche nelle nostre tempeste, saremo comunque un gran temporale, un gran bel giorno di pioggia.

Di quelli che ci vedranno sempre a ripararci, insieme, sotto lo stesso ombrello.

 

foto e testo di Cinzia Catena

 

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