L’autore si racconta: Ketty D’Amico

Mi chiamo Concettina M. D’Amico ma per tutti sono Ketty – sì, esatto: come la canzone
dei Pooh.
Sono nata a Reggio Calabria ma, dopo la laurea, sono andata a vivere prima a Napoli, poi
a Salerno (due esperienze di vita che mi hanno fatto crescere molto in fretta e insegnato a
gestire da sola la mia vita) e, da lì, a Roma dove mi trovo attualmente.
Amo scrivere fin dall’età di 6 anni, mentre la mia passione per la lettura mi ha sempre
portato a sfogliare avidamente tutto quello che mi capita sotto mano, dal fumetto
all’enciclopedia medica, senza disdegnare cataloghi di moda o giornali di gossip. Il primo
racconto l’ho scritto a 10 anni: delle lettere struggenti a quello che era il mio “amore
impossibile” dell’epoca, Simon Le Bon dei Duran Duran. Ogni tanto le rileggo e sorrido
della mia folle ingenuità.
Nel 2012 mi fu chiesto di scrivere, per conto di una pagina di Facebook, un racconto per
una rivista settimanale calabrese: il tema era l’amore di un abitante di Reggio Calabria,
emigrato per motivi di lavoro, per la sua città lontana. Il racconto ebbe molto successo e,
per un periodo di tempo, divenne virale sui social. Da lì è partito tutto. Ho ricominciato a
scrivere, in modo ironico per la maggior parte delle volte, un po’ di tutto, cercando di
migliorarmi sempre di più.
Poi un giorno accadde che vidi arrivare un messaggio sulla posta privata di Facebook:
«Scusa, posso farti una domanda?»; era Rossana Orsi. «Ma certo…» le risposi. «Ma io e
te, perché siamo amiche su Facebook?». Immaginate la mia faccia nel leggere questa
cosa: scoppiai a ridere e pensai che quella ragazza era particolare e, a pelle, mi stava
simpatica. Scoprimmo di aver partecipato entrambe a un evento, di avere un’amica in
comune e questo, probabilmente, aveva spinto una delle due a richiedere all’altra
l’amicizia. Iniziammo così a parlare, a scambiarci idee, opinioni e a scoprire molti interessi
in comune, tra cui proprio la scrittura.
Nel mese di dicembre del 2016 mi arrivò da parte sua una telefonata inaspettata.
«Ti andrebbe di collaborare con la nostra rivista Vingt-Deux Pensées?».
Io? Collaborare con una rivista? Wow! La cosa mi fece un po’ paura, lo confesso, temevo
di non esserne all’altezza, di deludere le aspettative, ma mi volli mettere in gioco sia con i
racconti che con le mie fotografie, scattate con occhio non professionale ma solo di chi
ama raccontare storie anche con le immagini.
Finché nel mese di Gennaio, Rossana e Andrea fecero nascere una nuova casa editrice,
piccola, indipendente – la Chance Edizioni – e mi proposero non uno ma ben due contratti
editoriali: uno per un racconto da inserire all’interno di una raccolta di racconti (divenuta
poi Caleidostorie) e uno per un romanzo mio.
Lo confesso: alla loro domanda «Ti interesserebbe pubblicare qualcosa con noi?» risposi
con un’altra domanda «Voi siete sicuri di non aver sbagliato persona a cui telefonare?»
Non poteva essere vero, era un mio sogno quello di vedere prima o poi il mio nome
stampato su di una copertina, lo cullavo tutte le notti, ma lo reputavo solo un sogno. E
invece ecco qui due ragazzi pieni di entusiasmo che mi proponevano di trasformarlo in
realtà.
Risposi di sì senza pensarci due volte. Il fatto di aver avuto in precedenza delle esperienza
negative con altre case editrici non mi ha fatto dubitare neanche per un secondo: stavo
imparando a conoscerli e sapevo che la loro nuova “creatura” avrebbe avuto l’imprinting
giusto.
E non mi sono sbagliata.
La Chance Edizioni si è dimostrata, fin da subito, all’altezza delle mie aspettative creando
con me – ma questa cosa so per certo avviene anche con gli altri scrittori – un rapporto
che va al di là del mero rapporto lavorativo e professionale. Una cosa che reputo

fondamentale per cementificare la “fiducia” da entrambe le parti, e che è indispensabile
affinché una “squadra” possa essere vincente.
Il punto di forza della Chance Edizioni è senza dubbio l’Editing, mai standard e freddo ma
costruito intorno allo scrittore, cucito su misura in modo da farlo sentire a suo agio in
qualunque momento. Nel mio caso abbiamo scelto, di comune accordo, l’Editing in
tandem: una modalità nuova, originale e altamente formativa, che permette a chi scrive di
non essere solo un soggetto passivo durante la fase della revisione della propria opera
ma, anzi, di collaborare con l’editore: nasce così tra i due uno scambio biunivoco di
suggerimenti e idee che determina una fattiva crescita professionale e umana.
L’Editing in tandem è stato per me talmente tanto importante nella mia formazione di
scrittore da permettermi, subito dopo la prima esperienza con LA CAMELIA NERA, di
trasformare un racconto, originariamente di 30 pagine, in un romanzo di più di 180 pagine
– VOLEVO UCCIDERE L’ALBERO DI NATALE -, dentro cui ho riversato tutto ciò che,
grazie proprio al rapporto instauratosi con Rossana e Andrea, ho imparato in questo anno
di mio rapporto con la Chance Edizioni.

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