l’autore si racconta: Cinzia Catena

Mi chiamo Cinzia e ho 34 anni.

35 tra qualche mese, in realtà.

Vivo a Cannobio, in provincia di Verbania: un bel paese sulle sponde del Lago Maggiore, a pochi chilometri dal confine svizzero.

Sono sempre stata una bimba un po’ visionaria, avvezza alla fantasia: ero timida, introversa; il mio rifugio preferito a tutto quello che mi turbava o quando ero alla ricerca di un attimo di evasione erano sempre e comunque i libri. Li divoravo uno a uno, come se stessi cercando chissà quale sacro tesoro.

Ognuna di quelle storie erano per me un vero e proprio mondo: reale, tangibile, e assolutamente plausibile. A onor del vero, mi sembravano quasi più plausibili di molte altre cose che invece potevo toccare con mano. I miei genitori mi hanno sempre detto: “Tu non leggi i libri, Cinzia: li DIVORI.”, e in effetti è sempre stato così. Ingurgitavo con voracità una storia via l’altra.

A 15 anni scrivevo dei miei turbamenti su un diario, e sporadicamente qualche componimento in prosa: niente che ricordi con molta precisione, ma la sensazione di appagamento e di “rimessa in ordine dei miei pensieri” che scrivere mi faceva sperimentare quella si, quella me la ricordo.

Ho poi sospeso per diversi anni.

Quando sono andata all’università (mi sono laureata in Architettura al Politecnico di Milano) è iniziato, in concomitanza, un periodo lungo e un po’ tormentato della mia vita, che mi ha permesso/obbligato a riconsiderare la mia passione per la scrittura: i pensieri erano troppi, e troppo rumorosi, per lasciarli a chiacchierare solo nella mia mente, così iniziai a buttarli su carta. Inizialmente solo su fogli sparsi, o qualsiasi superficie adatta alla scrittura che mi capitasse a tiro, poi iniziai a essere affezionata a quella marea di parole che mi sgorgavano come una fonte tutti i giorni, e così aprii una pagina Facebook.

Il nome che gli attribuii era Mermaid Syndrome (un’altra lunga storia…), e iniziai a riversare lì, tutti i miei turbamenti. Ora la pagina è stata da me cancellata (ho conservato parte degli scritti, ma non li rileggo quasi mai: certe cose meglio lasciarle dove stanno…), ma mi ha consentito di entrare in contatto con diverse vite, con diverse esperienze, della gente che leggeva, e commentava, e mi faceva capire che tutto quel casino e quel rumore interiore non era solo frutto di me stessa e del fatto che fossi un po’ complessata, ma era in realtà comune a così tante persone da farmi sentire meno sola.

La scrittura è un mezzo potente: grazie a quella pagina l’ho affinata, perfezionata, e complice anche la mia maturità un po’ più avanzata rispetto alla 15enne che scriveva qualche pensiero goffo su un foglio o un diario, ho raggiunto quello stile che è per me più naturale e più consono a me stessa.

Non sono mai riuscita a scrivere poesie in rima, sempre e solo in prosa. Erano più che altro pensieri e riflessioni romanzate, rappresentate tramite allegorìe o immagini evocative in cui mi perdevo, letteralmente, a descrivere cose che mi si agitavano dentro.

Mi piaceva, trasporre qualcosa che mi accadeva, o un emozione intensa, in un simbolo, un immagine evocativa, onirica, quasi magica. Mi piaceva, ma non sono mai andata oltre a un tot di righe….e sicuramente mai oltre le dieci cartelle.

Prima di conoscere meglio Rossana e la sua Chance Edizioni avevo nel frattempo partecipato a diversi concorsi letterari, vincendo anche, sulla carta, diversi primi posti che avrebbero portato a un contratto editoriale; ma questi contratti, appunto, che mi giungevano a casa pomposamente gonfi di referenze, erano in realtà una bella carota sventolata davanti al naso in quanto garantivano si, la pubblicazione, ma a condizioni un po’ nebulose e previo esborso di cifre economiche per me (e per molti comuni mortali) quantomeno esose e francamente insostenibili.

Per quanto la pubblicazione fosse per me un bel sogno, come lo è per molti che si divertono a imbrattare i fogli dei loro sogni in parole, non ne ero così ossessionata da abbattermi, ma abbastanza da mortificarmi: rendeva il mio sogno sempre più lontano.

Uno dei pochi concorsi letterari che mi diede l’ebbrezza di vedere le mie parole su un libriccino tangibile fu quello indetto dalla casa editrice genovese Golden Press: Poeti e Novellieri Contemporanei.

Partecipai con una raccolta di alcuni di quei pensieri contenuti nel blog Mermaid Syndrome, e vinsi. Il premio consisteva nella pubblicazione dei miei componimenti, tiratura un centinaio di copie, e all’attribuzione di un codice ISBN.

Ricordo ancora l’emozione che questa vincita mi diede: UMBRA EST LUX (così si chiama il volumetto, ancora ordinabile e reperibile) resta il mio primo “battesimo di pubblicazione”.

Tornando al blog di cui sopra, tra i fans che mi seguivano, una certa Cat di Scrittura Spontanea ha iniziato sin da subito a sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda del mio modo di scrivere, di provare e di pensare. Nacque così una bellissima amicizia virtuale che era sempre rimasta sullo schermo finchè la medesima persona, con il suo vero nome di Rossana Orsi, mi chiese di collaborare alla stesura di alcuni articoli per la sua nuovissima rivista gratuita online, 22 Pensieri….. il resto è storia.

Provare e sperimentare nuove tecniche di scrittura mi portò a due risultati: il primo fu la stesura di una bozza di trama per un ipotetico libro, il secondo fu la composizione di un brano, un “racconto breve” con cui partecipai a un secondo concorso letterario indetto dal Comune di Verbania, Verbania for Women.

Il racconto si intitolava “Corvi”, e vinsi anche con quello, terzo posto a pari merito insieme ad altri autori.

Anche qui, la vincita fu la pubblicazione in una antologia, dal nome appunto di Verbania for Women, che raccoglieva i racconti dei primi 10 classificati. Anche quella fu una bellissima soddisfazione.

Nel frattempo la mia esperienza con la rivista Online di Rossana e Andrea proseguiva a gonfie vele, e con Rossana l’amicizia si consolidava e si rafforzava grazie al confronto continuo. E’ così che partecipai insieme ad altri autori alla stesura della prima pubblicazione cartacea della casa editrice, Caleidostorie (con il racconto L’Autenticità del Bene, n.d.r.), e alla stesura del primo Ebook, Wanderlust – Racconti di viaggio (con il racconto Kaze no Denwa).

Fu lavorando a Caleidostorie che Rossana mi fece la fatidica domanda: “Hai un libro nel cassetto?”….

E fu così che quella bozza di trama per un ipotetico libro che citavo prima, tornò alla mia mente.

Lo ammetto: mi spaventava un po’. Non ero mai andata oltre le 10 cartelle, non avevo mai scritto niente di più lungo di pensieri brevi, limitati a poche righe, e che in poche pagine avevano un inizio, uno svolgimento, una fine. Però avevo delle buone sensazioni su quella bozza, e avevo voglia di provare: volevo vedere come e se ero in grado di gestire una trama complessa, con personaggi vari; se sapevo gestire una storia e il suo sviluppo. Ero bloccata da tempo su quella bozza, avevo scritto solo una trentina di pagine; ma parlandone con Rossana lei fu in grado di aiutarmi a sbloccarmi: poche domande, un dubbio sollevato, un: “perché questo?”, “perché il personaggio fa questo?”, “…non ti ricorda quest’altro….???”; e la mente mi si aprì verso nuove prospettive.

“Datemi un dubbio, e ci scriverò un libro.”, come si dice….. e così è.

Il lavoro migliore che lei ha saputo fare con me è stato proprio questo: darmi la leva delle sue domande per risollevare la trama della storia.

Scrivere un romanzo è un lavoro complesso, che implica avere un controllo superiore di ciò che i personaggi devono fare, unito a una buona dose di spontaneità.

Grazie alle domande di Rossana ho potuto articolare la trama, ma è lasciandomi andare alla storia, che ho poi potuto scriverla così come il romanzo è diventato: Prisma è figlio di questo esperimento, e spero sappia essere convincente come ha convinto me scriverlo.

Oggi quei pensieri brevi che mi erano così consoni, quello stile un po’ prosato che era “mio” lo sento molto più lontano da me…. Sarà forse il lungo lavoro dedicato a questo primo volume, sarà che ormai sono entrata con la testa nello schema del “scrivere un romanzo”, che ora sento molto più “mio” lo stile da romanzo, che quello da prosa.

Ho sempre amato raccontare: solo che non sapevo dare ampiezza di respiro e di concetti ai miei sogni.

Grazie al lavoro di Editing in Tandem, che mi ha aiutato tantissimo a sapermi fare le domande giuste, a saper rispondere alle domande giuste, e a saper proseguire nella trama proprio seguendo le risposte a quelle domande, ora non vedo l’ora di rituffarmi nella stessa modalità compositiva.

Uno scrittore che amo tantissimo sopra ogni altro, che è Stephen King, disse una volta che per saper scrivere devi aver letto tanto, e devi scrivere tanto; che scrivere è un lavoro di apprendimento in cui probabilmente si attingerà dalle suggestioni compositive dei nostri scrittori preferiti ma che poi, con il tempo, diventerà uno stile tutto nostro e personale. L’importante è perseverare nella ricerca di quello stile che ci rappresenta.

Prisma è una creatura nata seguendo uno stile tutto mio fatto di determinati “escamotage” compositivi che io ricordo con consapevolezza da dove nascono, dove li ho letti, dove li ho apprezzati, dove li ho interiorizzati amando questo o quel libro; ma che ho cercato di reinterpretare per appropriarmene e per cercare di dare dinamicità al libro. Per divertire il Lettore (sempre maiuscolo, come scrive sempre il grande King). Non so come classificare il mio libro, se Fantasy, Avventura o altro…. Ho sempre letto di tutto (a parte saggi monotematici), e questo mi ha consentito di non incasellarmi in un genere, come mi disse Rossana una volta.

Chance Edizioni mi ha dato l’opportunità di seguire qualsiasi strada la mia creatività mi indicasse, consentendomi di avvicinarmi ancora di più al mondo della scrittura rispettando la MIA, scrittura: il mio modo di essere, di creare, di vedere. Il lavoro di ogni autore viene valorizzato mantenendolo unico, e la natura dell’autore viene mantenuta inalterata e percepibile attraverso i suoi scritti.

Anche il supporto alla scrittura viene sempre fornito dando priorità all’espressione artistica e di stile di ogni singolo autore: un aiuto “dietro le quinte” che però lascia all’autore e al suo modo di scrivere la scena.

Il servizio di editing fornito è alla stregua di un lavoro di fine artigianato: discreto, rispettoso, e passo dopo passo, dando il giusto tempo a ogni fase compositiva.

Tra le altre cose, è questo che rende Chance Edizioni unica nel suo genere, e tra le altre cose è questo che mi ha fatto scegliere Chance Edizioni.

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